Voci, suoni e immagini, nati dalla rielaborazione delle testimonianze dei cittadini, si intrecciano con documenti inediti, fotografie d’epoca e storie di vita: linguaggi e fonti diverse che fanno ri-emergere l’esperienza dell’alluvione e mettono in relazione la memoria della città con il presente.
Questo il senso del programma “RI-EMERGERE 1966-2026. L’alluvione di Firenze. Memoria, ricerca e futuro”, inaugurato il 4 novembre 2026, in occasione dei sessant’anni dall’alluvione di Firenze. Realizzato e promosso dall’Archivio di Stato di Firenze e dalla Fondazione CR Firenze, l’iniziativa non si identifica come una semplice ricorrenza, ma come un percorso intergenerazionale sulla memoria collettiva che, iniziato nel giugno 2026, si propone come un “cantiere” aperto alla Città, che parte da Firenze e parla a tutto il Paese. L’idea alla base del programma, infatti, è quella di valorizzare il concetto stesso di conservazione documentale come un processo vivo e continuo in cui anche la cittadinanza è stata chiamata a un ruolo attivo, integrando le carte con i ricordi di vita personali per trasformarli in bene comune.
Il 4 novembre 1966 in poche ore il fango devastò Firenze e sommerse la città: l’acqua raggiunse 4,95 metri, arrivando quasi alla porta del Battistero, e si arrivò a calcolare che la massa liquida precipitata su Firenze aveva trascinato circa 600.000 tonnellate di fango. Dopo aver superato le spallette degli argini dell’Arno, l’acqua invase Piazza dei Giudici e gli Uffizi, presso i cui ambienti del pian terreno e del primo piano l’Archivio di Stato di Firenze aveva la sua sede originaria. Si stimò poi che furono 75.000 le unità documentarie alluvionate dell’Archivio: se si mettessero in fila arriverebbero a coprire uno spazio di 9,3 km lineari. Fu un evento catastrofico di risonanza mondiale, che suscitò un inedito movimento di vicinanza e partecipazione da parte di tutta la comunità nazionale e internazionale: all’Archivio gli aiuti economici arrivarono non solo dallo Stato italiano, ma anche privati cittadini, istituzioni italiane non statali e da enti esteri, per un totale di 1,07 miliardi di lire pari a circa 13,4 milioni di € attuali. Straordinaria fu poi la partecipazione civica che vide l’arrivo in Archivio di centinaia di volontari, studenti e professionisti, italiano ma anche provenienti da 13 diversi paesi del mondo, pronti a contribuire al recupero dei preziosi documenti sommersi dall’acqua e dal fango.
Proprio il 4 novembre, a distanza di 60 anni da quel terribile giorno del 1966, è in programma il taglio del nastro della mostra “RI-EMERGERE 1966–2026. L’Alluvione di Firenze: memoria, ricerca e futuro”, aperta al pubblico fino al 5 febbraio 2027.
La mostra: un percorso tra video, infografiche e documenti alluvionati
La mostra è articolata in 6 sezioni: Ricordare, Cooperare, Ricostruire, Tutelare, Riconoscere e Connettere. I sei verbi individuano altrettanti livelli di osservazione di una vicenda che si estende ben oltre la cronaca: dalla ricostruzione dell’evento alluvionale alla mobilitazione nazionale e internazionale suscitata dal disastro, dalle operazioni di recupero e restauro del patrimonio archivistico all’evoluzione delle strategie di prevenzione e tutela fino al lavoro di riconoscimento dei materiali alluvionati e alle forme contemporanee di partecipazione attraverso cui la memoria continua a essere prodotta e condivisa dalle comunità. Le ricerche sviluppate per la mostra hanno preso avvio dalle fonti conservate dall’Archivio di Stato di Firenze: relazioni tecniche, corrispondenza amministrativa, carteggi, documentazione dei soccorsi e schede di restauro consentono oggi di ricostruire nei dettagli le operazioni messe in atto per fronteggiare l’emergenza. Emerge così la dimensione di una corsa contro il tempo: il trasferimento dei materiali nei centri di deposito ed essiccazione, l’organizzazione dei primi interventi di salvataggio, la messa a punto delle tecniche di asciugatura e il progressivo avvio delle attività di restauro e riconoscimento. Le oltre 13.000 schede di riconoscimento e restauro elaborate nel corso dei decenni, testimoniano la continuità di un’attività che ha accompagnato generazioni di archivisti e restauratori e che prosegue ancora oggi.
L’approccio scientifico e i dati emersi nello studio delle carte sono resi fruibili e accessibili attraverso installazioni e infograficheche accompagnano l’intero percorso espositivo.
Il percorso intergenerazionale sulla memoria collettiva
Il percorso espositivo è arricchito da apparati multimediali che ripropongono le video-testimonianze sull’alluvione raccolte nei laboratori organizzati lo scorso giugno in Archivio grazie alla Call Ti ricordi l’alluvione a Firenze del 4 novembre 1966? grazie alla quale la comunità è stata così chiamata a farsi custode della memoria attraverso la sua condivisione, con la volontà di mettere in contatto generazioni diverse. Si è assistito a una straordinaria risposta alla call aperta a tutti i cittadini disposti a condividere la propria memoria sull’alluvione del ‘66, vissuta direttamente o attraverso i racconti di familiari, amici, conoscenti. Tra i quasi 800 cittadini che hanno partecipato all’appello, 100 sono stati selezionati per prendere parte ai laboratori gratuiti, con le interviste ai cittadini raccolte dal noto gruppo di ricerca artistica Studio Azzurro e i laboratori sul gesto, a cura di Company Blu.
Gli esiti dell’iniziativa daranno vita all’evento performativo “Non saprei nulla se”, a cura di Studio Azzurro e Company Blu (dal 5 al 7 novembre 2026 presso gli spazi dell’Archivio, solo su prenotazione). Gli spettatori saranno accompagnati alla riscoperta della memoria di quello che è accaduto nel 1966, raccontato nella voce e nei gesti dai testimoni dell’alluvione. L’esperienza inizierà nella Galleria dell’Istituto per snodarsi attraverso il laboratorio di restauro, fulcro della rinascita del patrimonio dell’Archivio, fino ad arrivare alla Sala studio e quindi alla realtà di ogni giorno dove si rendono visibili i documenti che portano impressa la storia della comunità.
Alcune delle più significative video-testimonianze sull’alluvione saranno visibili anche nel percorso espositivo. “Vedevamo acqua salire, salire, salire…” è, infatti, il claim che conduce alla sezione della mostra dedicata ai racconti dei testimoni, che si intrecciano in un’unica intensa narrazione. Le loro parole, il suono delle loro voci, la profondità dei loro sguardi, la memoria custodita nei loro corpi rendono immagine proprio il ricordo.
Le testimonianze raccontano di “viaggi” nell’anima come quella di Annastella Tempestini e del treno di ritorno dalla Puglia a Roma, che quel giorno fu costretto a una deviazione. Per riuscire a raggiungere Firenze il treno dovette costeggiare l’intera linea adriatica, nell’inconsapevolezza di Annastella e di suo nonno. Al loro arrivo, Firenze non era più quella che avevano lasciata: avvolta dal fango, era diventata irriconoscibile, lasciando un segno indelebile nelle loro vite. Diversa, ma ugualmente segnata, fu l’esperienza di Stefano Vignini, che visse nella quotidianità del suo lavoro le conseguenze dell’incessante pioggia e l’incalzare dell’acqua: impiegato nelle centrali telefoniche cittadine, si rese conto ben presto di come Firenze stesse gradualmente scomparendo dalla carta geografica.
Il 4 novembre è una data scandita anche da coincidenze o segni del destino che raccontano il senso della forza della vita in un momento drammatico. Alla mamma di Alessandro Poggi le acque si ruppero proprio la sera del 4 novembre, imponendo una fuga precipitosa dal lungarno dove abitava l’intera famiglia. È un anniversario che vive anche di ricordi tramandati: come quelli di Camilla Butini, classe 1994, che assorbe e custodisce una paura ancora viva negli occhi del padre.
Sono storie di vita che hanno saputo attraversare il dolore e si sono nutrite di coraggio per essere memoria condivisa. L’Archivio di Stato di Firenze li accoglie come patrimonio, proteggendo qualcosa di molto fragile: quel delicato circuito che è la trasmissione tra le generazioni. In tal senso, e al fine di proseguire la raccolta di memorie, i visitatori troveranno in mostra uno spazio dedicato dove lasciare un ricordo o un pensiero sull’alluvione del 1966, contribuendo alla trasmissione della memoria che vive e risuona nel nostro presente grazie al contributo di ognuno di noi.
Le iniziative collaterali alla scoperta dell’Archivio di stato di Firenze
Alla mostra e alle testimonianze della memoria collettiva della comunità si affianca un ricco programma di appuntamenti su prenotazione alla scoperta dell’Archivio di Stato di Firenze: visite guidate alla mostra nei fine settimana tra novembre e dicembre e percorsi dedicati alle scuole, affiancati da convegni e incontri con esperti sui temi del restauro, della tutela e della prevenzione dei rischi per il patrimonio culturale. Spazio anche al racconto dell’alluvione attraverso la letteratura e il cinema, con appuntamenti che vedranno protagonisti, tra gli altri, Marco Vichi, Leonardo Gori e Gianmarco D’Agostino. Il programma si concluderà il 5 febbraio 2027 con la presentazione degli esiti del progetto.
“A sessant’anni dall’alluvione di Firenze, questa iniziativa ci ricorda che salvare un documento significa salvaguardare un frammento della nostra storia e della nostra identità collettiva. Lo straordinario impegno che nel 1966 mobilitò istituzioni, professionisti e cittadini rivive oggi in un progetto capace di unire memoria, ricerca e partecipazione. È questa la funzione più autentica dei nostri Archivi: non soltanto custodire il passato, ma renderlo vivo, accessibile e condiviso, affinché diventi patrimonio di conoscenza e consapevolezza per le generazioni future”, dichiara Antonio Tarasco, Direttore generale Archivi del Ministero della Cultura.
“L’alluvione del 1966 ha segnato per l’Archivio di Stato di Firenze l’inizio di un impegno che non si è mai interrotto- dichiara Paola d’Orsi, Direttrice dell’Archivio di Stato di Firenze-: RI-EMERGERE restituisce, con un linguaggio tutto contemporaneo, questi sessant’anni di lavoro sulla documentazione alluvionata. La corsa contro il tempo per salvare i documenti, gli investimenti nel restauro e lo sforzo per il riconoscimento dei materiali hanno prodotto un grande e stratificato patrimonio di conoscenze che oggi viene sistematizzato e reso accessibile. A questo si affianca una straordinaria raccolta di testimonianze vissute, restituite in un progetto artistico collettivo dedicato alla trasmissione della memoria.
“A sessant’anni dall’Alluvione di Firenze – dichiara Bernabò Bocca, Presidente della Fondazione CR Firenze – abbiamo scelto di sostenere un progetto che restituisce alla comunità un ruolo attivo nella costruzione della memoria collettiva e che, allo stesso tempo, valorizza il ruolo dell’Archivio di Stato come luogo di ricerca, tutela e produzione di conoscenza. RI-EMERGERE nasce dalla convinzione che il patrimonio culturale generi valore quando viene conservato, studiato e al tempo stesso condiviso con le persone. Attraverso il coinvolgimento diretto della cittadinanza, il progetto mette in relazione memoria, partecipazione e fruizione culturale, trasformando ricordi individuali in un patrimonio comune e rafforzando il legame tra comunità e istituzioni culturali del territorio.”
