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Vertenza Acca tra diritti calpestati e una piazza contro la schiavitù, il distretto pratese a un bivio

Il presidio dei lavoratori a Seano sgomberato con la forza a poche ore dall’apertura del tavolo istituzionale. La risposta della città è un corteo di 1.500 persone con lo slogan inequivocabile “Chi non vuole i picchetti vuole la schiavitù” per difendere il diritto di sciopero e la dignità contro lo sfruttamento.

di Leonardo Panerati

La vertenza della ditta Acca, azienda di logistica situata a Seano nel comune di Carmignano, rappresenta oggi una ferita aperta per l’intero tessuto sociale e produttivo del pratese. Da due settimane, 95 lavoratori presidiavano i cancelli della ditta con un picchetto organizzato dal sindacato Sudd Cobas, un’azione forte nata per opporsi a un’improvvisa chiusura aziendale e ai conseguenti licenziamenti di massa. Per i rappresentanti sindacali, non si è mai trattato di una semplice crisi, ma di una “finta chiusura” progettata per sbarazzarsi di una manodopera regolarmente assunta e sindacalizzata, arrivata a ottenere contratti regolari solo dopo anni di grave sfruttamento. La protesta sembrava aver trovato uno sbocco costruttivo quando, a inizio settimana, la Provincia di Prato aveva inaugurato un tavolo istituzionale alla presenza dei sindaci, dell’azienda e dei sindacati per trovare una mediazione.

Tuttavia, all’alba di venerdì, lo scenario è mutato radicalmente. Un massiccio intervento delle forze dell’ordine ha sgomberato con la forza il presidio permanente, rimuovendo fisicamente i lavoratori in sciopero per liberare le merci e portando alcuni operai e sindacalisti in questura. L’azione ha colto di sorpresa le istituzioni locali e ha suscitato profonde perplessità in gran parte del mondo politico. Sgomberare un picchetto, ad appena 48 ore dall’avvio del dialogo istituzionale, è apparso a molti amministratori locali come una forzatura inaccettabile che vanifica il lavoro di mediazione, derubricando un profondo dramma lavorativo a un mero problema di ordine pubblico. Diversi esponenti politici hanno sottolineato l’amaro paradosso di un simile dispiegamento di forza contro chi difende il proprio posto di lavoro, proprio dinanzi ai cancelli di un’azienda finita al centro di inchieste per sfruttamento, caporalato e per una presunta frode fiscale milionaria. In una Repubblica fondata sul lavoro, neutralizzare l’efficacia di uno sciopero agendo sulla parte più debole lancia un messaggio preoccupante all’intera filiera produttiva.

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Immagini dello sgombero da parte della polizia del picchetto presso la ditta Acca.

La risposta del territorio a questa ferita democratica non si è fatta attendere. Nel pomeriggio di domenica, il centro di Prato è stato attraversato da una mobilitazione imponente che ha visto la partecipazione di circa 1.500 persone, convocate sotto lo slogan inequivocabile: “Chi non vuole i picchetti vuole la schiavitù“. Il corteo ha riunito cittadini, associazioni, esponenti politici e lavoratori, uniti nel respingere la criminalizzazione del dissenso.

La delegazione giunta in piazza del Comune, poi ricevuta dal sindaco Matteo Biffoni, ha ribadito che, in un distretto talvolta ancora segnato da illegalità diffuse, i picchetti restano un antidoto fondamentale a difesa della Costituzione.

Anche il primo cittadino di Carmignano, Edoardo Prestanti, ha preso la parola per ribadire che la legalità non può ridursi alla sola tutela delle merci a discapito delle persone, sollecitando l’immediata riconvocazione del tavolo istituzionale interrotto dallo sgombero. La marcia pacifica ma decisa di queste ore affida alle pagine di EccociToscana e a tutto il territorio un messaggio chiaro: salvare il lavoro di 95 persone significa difendere il futuro, la dignità e la civiltà dell’intera comunità.

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Il sindaco di Carmignano, Edoardo Prestanti, alla manifestazione
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