Il settimo di una serie di racconti brevi composta da Antonio Petracchi, che EccociToscana sta qui pubblicando in una rubrica apposita
di Antonio Petracchi
Temporale d’agosto
Cosa c’è di più bello di un temporale d’agosto.
Prima di scaricare, ti avverte, si annuncia con tuoni e lampi, poi quando arriva i rombi si susseguono, si raggomitolano, l’aria calda già alle prime gocce subito si fa fresca.
Poi si infittiscono, l’acqua è un piacere sentirla sulla pelle, poi in un battibaleno cominciano a bucare come aghi di pino e il freddo arriva alle ossa.
Bisogna muoversi questo è il momento giusto per seminare il radicchio trevigiano e le rape, così ombrello da pastore e via sotto la pioggia ora o mai più, perché dopo la terra sarà bagnata e sarà tardi, ora il seme sarà ricoperto giusto quel poco che serve.
Che bello il ticchettio sull’ombrello, questa pioggia la aspettavo come la manna dal cielo, che mi bagnino pure le gocce fredde sulla pelle, è quello che aspettavo, manda, butta, butta ancora, annaffia.
Sul Montalbano prima pioveva ora c è una pellicola bianca e sopra a quella le nuvole.
E’ proprio un temperale come si deve un vero temporale d’agosto, tutto è diventato grigio, tuoni, lampi e acqua.
Sono bagnato come un pulcino, mi sta entrando freddo addosso, ormai ho seminato, vai via, vai a cambiarti.
