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Plures: il bilancio approvato, ma le critiche dei Comuni soci non mancano

L’Assemblea dei Soci di Plures ha approvato il bilancio consolidato 2025 con il voto favorevole di soci rappresentanti il 90% del capitale sociale, confermando la crescita della multiutility e la sua capacità di investire in servizi e infrastrutture per i territori. I numeri parlano chiaro: oltre 2,2 miliardi di euro di ricavi, 405,8 milioni di EBITDA, 67,3 milioni di utile netto consolidato e 547 milioni di euro di investimenti. Dati che sottolineano l’impegno del gruppo nei settori ambiente, energia e ciclo idrico, in linea con gli obiettivi di integrazione industriale, innovazione e digitalizzazione.

Tuttavia, il documento preparato per l’assemblea svoltasi il 29 giugno 2026 dai Comuni soci e dagli Enti pubblici partecipanti rivela un malcontento profondo. Si ribadisce con forza che il ruolo di un’azienda interamente pubblica, operante in servizi essenziali, debba essere orientato alla tutela del servizio, dei territori e dei cittadini. Emerge una preoccupazione: il disallineamento tra l’Autorità d’Ambito Ottimale (ATO), che dovrebbe tutelare l’interesse pubblico e l’equilibrio tariffario, e la governance di Plures/Alia, che sembra più indirizzata alla valorizzazione della redditività finanziaria e alla distribuzione di dividendi piuttosto che all’efficienza gestionale e al contenimento dei costi.

I Comuni soci chiedono un esercizio pieno e continuativo delle funzioni di indirizzo, vigilanza e controllo, per garantire trasparenza e coerenza con le finalità pubbliche. Il bilancio, pur tecnicamente corretto dopo le rettifiche, solleva criticità: la valutazione delle aziende controllate a patrimonio netto invece che al costo storico introduce una discontinuità metodologica, e la dinamica dei costi, superiori ai ricavi, è aggravata da un trend di crescita dei costi esterni che richiede un’inversione di tendenza.

La decisione di accantonare integralmente gli utili d’esercizio a riserva è stata apprezzata come misura prudenziale, ma la proposta di distribuire un dividendo di 34,359 milioni di euro mediante prelievo dalle riserve ha scatenato perplessità. I Comuni la ritengono politicamente non condivisibile, soprattutto in una fase di aumento delle tariffe per i cittadini. Le riserve, secondo il Patto, dovrebbero restare a presidio dell’integrità aziendale e sostenere investimenti infrastrutturali per ridurre la pressione tariffaria, in coerenza con i fini istituzionali del servizio pubblico.

Infine, sulla scadenza degli organi sociali, il Patto accetta una proroga tecnica solo a condizioni precise: la fissazione immediata della data per il rinnovo delle cariche sociali entro ottobre 2026 e l’aggiornamento dei lavori per garantire il riallineamento strategico tra enti soci e governance aziendale. Una vicenda che, pur tra i successi economici, non manca di sollecitare riflessioni sul futuro di Plures e sul suo ruolo al servizio dei territori.

Qui sotto il documento per intero:

I Comuni soci e gli Enti pubblici partecipanti che aderiscono al presente documento esprimono la
seguente posizione in merito punti iscritti all’Ordine del Giorno della prossima Assemblea di Plures
S.p.A.

Si ribadisce con forza che il ruolo di un’azienda interamente pubblica, operante nell’ambito di
servizi primari essenziali, deve essere strutturalmente orientato alla tutela del servizio, dei territori e
dei cittadini.
Si rileva con preoccupazione il persistente disallineamento in merito ai costi da imputare in tariffa
tra l’Autorità d’Ambito Ottimale (ATO), cui compete la tutela dell’interesse pubblico generale e
dell’equilibrio del sistema tariffario, e la governance di Plures/Alia, rispetto alla quale emergono
orientamenti che appaiono maggiormente indirizzati alla valorizzazione della redditività finanziaria
in ottica esclusivamente di una policy dei dividendi, piuttosto che al perseguimento prioritario
dell’efficienza gestionale, del contenimento dei costi e della conseguente riduzione della pressione
tariffaria gravante sull’utenza.
Tale situazione rende necessario che i Comuni soci esercitino in modo pieno, continuativo ed
effettivo le proprie funzioni di indirizzo, vigilanza e controllo, al fine di garantire la massima
trasparenza amministrativa e gestionale, la coerenza delle scelte aziendali con le finalità pubbliche
perseguite e il rispetto dei principi di economicità, responsabilità e tutela dell’interesse collettivo
che devono caratterizzare l’azione di una società interamente partecipata da enti pubblici. In tale
quadro, si richiama l’esigenza di un costante confronto tra gli enti soci e la governance aziendale,
finalizzato ad assicurare il pieno allineamento delle strategie societarie agli obiettivi di servizio
pubblico, di sviluppo infrastrutturale dei territori e di sostenibilità tariffaria per cittadini e imprese.
Riguardo al bilancio in discussione, pur rilevando con disappunto la totale mancanza di confronto e
condivisione con i comuni soci sulle strategie aziendali e sulle modalità di definizione dei relativi
atti, il Patto prende atto della formale correttezza tecnica della documentazione contabile a seguito
delle necessarie rettifiche operate rispetto alla bozza di marzo. Tuttavia, esprime forte attenzione
sulle seguenti criticità gestionali:

-La valutazione delle aziende controllate a patrimonio netto anziché al costo storico, pur avendo
consentito il recupero di buona parte del delta contabile, configura una, pur legittima, discontinuità
metodologica rispetto agli esercizi precedenti.
-Si evidenzia una dinamica strutturale in cui i costi di gestione risultano superiori ai ricavi, effetto
parzialmente riconducibile al disallineamento temporale regolatorio ARERA (costi 2025 su ricavi
2023), ma aggravato da un trend di crescita dei costi esterni e operativi che richiede un’immediata
inversione di tendenza.

  • Si condivide e si apprezza tuttavia la decisione del Consiglio di Amministrazione di procedere
    all’integrale accantonamento a riserva degli utili d’esercizio, quale misura prudenziale
    indispensabile a fronte delle incertezze sull’esito finale del contenzioso con ABF relativo alle azioni
    di Publiacqua.
    Per il resto, Il Patto esprime la più totale perplessità di ordine politico e strategico in merito alla
    proposta di
    distribuzione di un dividendo pari a € 34.359.000,00 mediante integrale prelievo da riserve, stante
    l’indisponibilità di utili d’esercizio correlati all’attività gestoria.
    Si ritiene politicamente non condivisibile la scelta di drenare risorse patrimoniali per remunerare i
    soci in una fase congiunturale caratterizzata dall’aumento delle tariffe per i cittadini. Le riserve
    presenti devono restare a presidio dell’integrità aziendale e, per quanto possibile, essere di supporto
    alla capacità dell’azienda di sviluppare investimenti infrastrutturali sul territorio e di conseguire così
    un abbattimento della pressione tariffaria, in piena coerenza con i fini istituzionali del servizio
    pubblico affidato.
    Infine, in merito alla scadenza degli organi sociali, il Patto dichiara la disponibilità ad accettare una
    proroga tecnica temporanea degli organismi uscenti esclusivamente alle seguenti
    condizioni tassative:
  1. Fissazione immediata e vincolante della data dell’Assemblea per il formale rinnovo di tutte le
    cariche sociali, da tenersi improrogabilmente entro la fine del mese di ottobre 2026.
  2. Aggiornamento dei lavori e dei mandati istruttori nel periodo interinale per garantire il pieno
    riallineamento strategico tra gli enti soci e la governance aziendale.

I Sindaci del Patto territoriale di secondo livello

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