Via libera anche a serie di emendamenti e ordini del giorno
Firenze – Il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza il Piano faunistico e venatorio che resterà in vigore per i prossimi cinque anni. Hanno votato a favore Pd, Casa Riformista e Movimento 5 stelle; in difformità alla maggioranza di governo, AVS ha espresso voto contrario, così come hanno fatto Fratelli d’Italia e Forza Italia.
Prima del voto finale sulla delibera di adozione del Piano, approvati anche una serie di emendamenti al testo. Con il primo, presentato da Fratelli d’Italia, e approvato a maggioranza con il voto contrario di Alleanza Verdi e Sinistra viene accolta “una nuova formulazione più snella e meno ideologica di un capoverso nell’allegato ‘Pianificazione’. Sostituendolo con ‘in questa cornice, la gestione del territorio non può essere intesa come un ambito settoriale, ma come un processo corale che vede anche e soprattutto il coinvolgimento attivo e necessario di tutte le organizzazioni venatorie e agricole e delle realtà ambientaliste’.
Anche il secondo presentato da Fratelli d’Italia è stato approvato a maggioranza con il voto contrario di AVS e sostituisce un capoverso dell’allegato ‘Pianificazione’ mettendo sullo stesso piano ‘il coinvolgimento attivo e necessario di tutte le organizzazioni venatorie e agricole e delle realtà ambientaliste’.
Il terzo emendamento accolto presentato ancora da Fratelli d’Italia è stato illustrato dal consigliere Alessandro Capecchi ha l’obiettivo di “riportare in equilibrio il rapporto tra mondo venatorio, agricoltori e associazioni ambientaliste. È sicuro che tante associazioni ambientaliste si danno da fare per la tutela del territorio, ma ciò che rileva ai fini del PFVR dal punto di vista del monitoraggio e del presidio, basti pensare ai 12mila appostamenti fissi e alla presenza sul territorio o basti pensare che quando si perde qualcuno, i primi a essere interessati sono i cacciatori, e quindi proponiamo una riformulazione, in accoglimento parziale dell’osservazione, riformulando nella ‘Pianificazione’ il testo, fermandosi a ‘diventa indispensabile un costante confronto, coinvolgimento e condivisione con i portatori di interesse tra cui le associazioni ambientaliste toscane’ eliminando dal testo che garantiscono un presidio e un monitoraggio significativo attraverso una consolidata attività di volontariato. L’emendamento è stato approvato a maggioranza con i 4 voti contrari di Alleanza Verdi e Sinistra e del consigliere di Casa Riformista Federico Eligi.
Il quarto emendamento approvato a firma Fratelli d’Italia e che ha visto anche questa volta il voto contrario del consigliere Eligi e di AVS è stato presentato in Aula da Alessandro Tomasi e ha come tema quello delle prove di tiro. “Nel testo frutto di una modifica viene prevista la possibilità di fare negli Ambiti Territoriali di Caccia le prove ogni 5 anni e non ogni 2, da fare possibilmente contestualmente al rinnovo del porto d’armi”.
Approvati anche cinque emendamenti presentati dalla maggioranza, a firma Brenda Barnini, Gianni Lorenzetti (Pd), Francesco Casini e Stefania Saccardi (Casa riformista): per uniformare si prevede che il limite massimo per la superficie occupata dagli istituti privati, previsto al 15% della Superficie agro-forestale (SAF) e non a livello di singola provincia, contenendo alcune province più di un comprensorio (si è astenuto il gruppo M5s). Per prevedere una attenta e costante attività di monitoraggio a tutela dell’ambiente, per una corretta gestione della biodiversità, attività che dovranno essere incentivate anche attraverso l’attivazione di risorse comunitarie e nazionali (approvato all’unanimità). Per l’adeguamento progressivo al divieto, previsto dalla normativa europea, di utilizzare munizionamento a pallini di piombo (contrari Avs e la consigliera Galletti, M5s). Per valutare le fasce di vocazionalità per la piccola selvaggina prima di autorizzare nuovi istituti faunistici (astenuti M5s e gruppi di opposizione). Per diversificare la possibilità di istituire nuove aziende turistico venatorie in base all’ubicazione territoriale (astenuti Avs e M5s).
Passano anche altri due emendamenti tecnici di Fratelli d’Italia per semplificare la procedura, ribadendo il lavoro di controllo da parte della commissione che dovrà dare gli elementi per la valutazione degli istituti da parte del settore competente della Regione Toscana (contrari Avs, astenuti M5s). Per esplicitare in maniera puntuale chi dovrà designare i componenti delle Commissioni di Verifica e Controllo delle zone di ripopolamento e cattura: rappresentanti saranno indicati dalle rispettive associazioni agricole e venatorie sulla base della rappresentatività territoriale (contrari Avs e M5s).
In sede di dichiarazione di voto finale, Alessandro Capecchi (FdI), ha chiesto che il Nurv, in futuro, “deve aiutarci a capire meglio le prescrizioni con le quali dobbiamo integrare il testo”. Riguardo al Piano, ha giudicato “accoglibili” la partizione tra aree vocate e non vocate alla caccia riguardo alle aree agro-silvo-pastoarli, ma “sono state peggiorative del Piano, invece, le prescrizioni del Nurv riguardo alle attività venatorie”. “Ci dispiace – ha aggiunto – di essere riusciti solo in parte a portare la maggioranza a rivedere alcune impostazioni del Piano che, per noi, presenta più ombre che luci e che inevitabilmente dovrà essere rivisto dopo l’approvazione della legge nazionale”.
Lorenzo Falchi (Avs) ha ribadito il voto contrario già annunciato, in sede di discussione. “Il Piano, che affonda le radici nella scorsa legislatura, è stato in parte migliorato – ha detto – ma a nostro giudizio non siamo arrivati a un sufficiente punto di equilibrio tra tutela della fauna, tutela dell’ambiente e tutela della biodiversità”.
Secondo Marco Stella (Forza Italia), “il nostro voto sarà contrario perché questo non è un Piano faunistico venatorio, ma un Piano ambientale”. In questo senso ha giudicato che “il primo atto importante di carattere politico al voto del Consiglio registra lo sfaldamento della maggioranza e indica che il Movimento 5 stelle ha condizionato tutto il percorso. Irene Galletti, dunque, è vera leader della maggioranza e possiamo dire che finisce l’era Giani e comincia l’era Galletti”.
“Sì, il Piano ha trovato un nuovo equilibrio e noi rivendichiamo di aver contribuito a migliorarlo dal punto di vista ambientale e di aver sostenuto le osservazioni giunte dalle associazioni ambientaliste”, ha detto Luca Rossi Romanelli (Movimento 5 stelle). “Non è ancora il nostro Piano ideale, perché quello esclude l’attività venatoria”, ha aggiunto, “ma diamo atto alla maggioranza di aver migliorato l’impianto iniziale”.
“Voglio rifuggire dal mettere bandierine”, ha esordito Simone Bezzini (Pd), “ma mi sento di sottolineare che la presa di posizione del centrodestra ha un approccio politicistico, forse per nascondere le difficoltà nella valutazione serena del merito delle questioni”. Bezzini ha aggiunto che il Piano “tiene insieme valori, cultura di governo e concretezza” e spiega che è stato “salvaguardato l’impianto programmatorio e pianificatorio, salvaguardando in toto l’attività agricola”. Infine, riguardo alla legge in discussione a livello nazionale ha aggiunto: “Il problema del riferimento alle norme nazionali è che sono sempre state ostili, e crediamo continueranno ad esserlo, alla tradizione della caccia toscana”.
Ha chiuso il dibattito il presidente della Giunta, Eugenio Giani, che ha ribadito l’impronta di equilibrio del Piano che “sarà in grado di incoraggiare ed esaltare l’attività agricola, così come darà all’attività venatoria un ruolo di equilibrio della fauna selvatica”. Giani ha aggiunto che in questa cornice si potrà ora lavorare a migliorare gli Atc e le loro attività, a incentivare e migliorare l’agricoltura e a fronteggiare l’emergenza della peste suina.
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La scheda del Piano
Il Piano faunistico venatorio regionale (Pfvr) è lo strumento di pianificazione con il quale sono stabiliti gli indirizzi e gli obiettivi delle politiche regionali in materia di gestione del territorio agricolo-forestale destinato alla protezione della fauna e alla caccia programmata, nonché le tipologie di intervento necessarie per la loro attuazione. È il primo autenticamente regionale. Per la prima volta si affronta una pianificazione del territorio nella materia, per assicurare un’impostazione omogenea nel rispetto delle strategie, degli obiettivi e delle prerogative dei soggetti istituzionali e del mondo degli stakeholders in campo.
Le commissioni Ambiente e Sviluppo economico e rurale hanno preso in esame un totale di 412 osservazioni, presentate da soggetti pubblici e privati portatori di interessi sia di tipo economico-agricolo che ambientale: 253 presentate alla Giunta da 23 soggetti; 159 presentate al Consiglio. Ne sono state accolte, in toto o parzialmente, 59 (39 tra quelle presentate alla Giunta, 20 tra quelle presentate al Consiglio)
Il Pfvr è previsto dalla normativa nazionale, legge 11 febbraio 1992, n. 157 “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio” che all’art. 14 comma 7 prevede che “le Regioni provvedono ad eventuali modifiche o revisioni del piano faunistico-venatorio e del regolamento di attuazione con periodicità quinquennale”.
Obiettivo principale del Piano è la conservazione delle specie di fauna selvatica (uccelli e mammiferi) viventi in Toscana e la programmazione di un prelievo venatorio compatibile con le esigenze di tutela impostato in modo biologicamente corretto, sulla base di una corretta stima quantitativa per le specie sedentarie e della valutazione dello stato di conservazione per le specie migratrici.
Si attua la pianificazione faunistico venatoria, tenendo conto delle realtà ambientali e del contesto socioeconomico del territorio, per perseguire gli obiettivi di tutela intelligente e conservazione della fauna selvatica; tutela dell’equilibrio ambientale e degli habitat presenti; regolamentazione del prelievo venatorio anche attraverso interventi di riqualificazione attiva e di disciplina dell’attività venatoria.
Il piano include, rafforza e rinnova gli strumenti di intervento, introducendo e scrivendo per la prima volta il principio secondo cui, laddove c’è attività agricola praticata e operativa e produzione sul territorio, tendenzialmente quelle porzioni del territorio regionale devono intendersi come aree non vocate alla presenza di animali non compatibili all’attività agricola.
Il territorio su cui trova applicazione la LR 3/94 è suddiviso in comprensori, aree omogenee che rappresentano la base territoriale e organizzativa per la programmazione faunistico-venatoria e per la formulazione dei programmi di gestione. Viene individuata la localizzazione ed estensione degli istituti faunistici, la disciplina degli appostamenti fissi di caccia, i criteri per la prevenzione dei danni causati dalla fauna selvatica, quelli per la tutela e il ripristino degli habitat naturali e di incremento della fauna selvatica.
All’interno di ognuno dei comprensori esistenti in Toscana, il Piano individua le zone di protezione lungo le rotte di migrazione dell’avifauna e le oasi di protezione; le zone di ripopolamento e cattura e le zone di rispetto venatori; i centri pubblici di riproduzione di fauna selvatica allo stato naturale; i centri privati di riproduzione di fauna selvatica allo stato naturale; le aziende faunistico venatorie; le aziende agrituristico venatorie; le aree di addestramento e allenamento cani; le zone in cui sono collocabili appostamenti fissi; le aree vocate e non vocate per ciascuna specie di ungulato; i parchi nazionali e le aree protette; tutte le ripartizioni del territorio necessarie per l’organizzazione del prelievo venatorio.
In ogni comprensorio la parte di territorio agro-silvo-pastorale che residua dalla presenza di tutti gli istituti e strutture sopra elencate e non soggetta ad altra destinazione è destinata alla caccia programmata ed è gestita dagli Ambiti territoriali di caccia.
Nelle aree non vocate alla caccia (aree agricole o pascolo, ad esempio) sono possibili, su indicazione e decisione delle istituzioni pubbliche e con il ricorso a cacciatori iscritti in appositi albi, interventi di contenimento o abbattimento selettivo di ungulati per preservare le attività agricole o di allevamento.
Ai sensi della normativa regionale, il Pfvr è obbligatoriamente sottoposto a Valutazione di ambientale strategica (Vas) e Valutazione d’incidenza ambientale (Vinca). Ai fini di questa valutazione, il Piano contiene il rapporto ambientale e, per il territorio ricadente in SIR (Siti di interesse regionale), SIC (Siti di importanza comunitaria) e ZPS (Zone di protezione speciale), anche un apposito Studio di Incidenza, facenti parte integrante e sostanziale del Piano stesso.
Aspetti ambientali interessati dalle azioni del Pfvr. La finalità della Vas è quella di verificare se il Piano è coerente con gli obiettivi di tutela e di sviluppo sostenibile e prevede un’analisi dell’incidenza degli effetti sulla qualità ambientale e il complessivo impatto. Sono stati analizzati i potenziali effetti significativi che l’attuazione del Piano potrebbe avere sull’ambiente con particolare riferimento a biodiversità, flora, fauna, suolo, acqua, beni materiali, paesaggio e salute umana.
A corredo del Piano faunistico venatorio, una nuova cartografia interattiva, che sarà consultabile sul sito della Regione e l’inserimento di elementi di dinamicità nello strumento del governo dei perimetri delle aree vocate e no, introducendo delle revisioni periodiche e condivise.
Gli ordini del giorno approvati
La seduta di Aula si è aperta stamani – giovedì 30 luglio – con la discussione e il voto di numerosi ordini del giorno collegati alla proposta di deliberazione n. 91, il Piano faunistico venatorio regionale (Pfvr). Il primo ordine del giorno, presentato da Forza Italia e illustrato da Jacopo Ferri, in merito all’istituzione di un fondo regionale per il ristoro dei danni causati dalla fauna selvatica e la semplificazione delle procedure di riconoscimento e liquidazione degli indennizzi, è stato respinto; ma ha costituito l’occasione per l’assessore all’Economia, attività produttive, politiche del credito, turismo e agricoltura Leonardo Marras per fornire un aggiornamento sulla questione della peste suina, a cui si faceva riferimento. Marras ha ricordato che in Commissione è stato ascoltato il commissario che ha avvertito che la situazione è molto complicata e che sarà molto difficile debellare la malattia. “La virulenza e persistenza del virus – ha detto Marras – non rendono facile il contrasto e la sua eradicazione, dopo l’insediamento del commissario è partita l’azione della cabina di regia con il supporto di enti e associazioni di categoria. In questo momento servono risorse economiche per smaltire le carcasse e procedere ai risarcimenti, sempre nelle competenze commissariali”. “Al momento – ha proseguito – abbiamo come obiettivo la salvezza della razza più messa in crisi, quella della cinta senese, allevata allo stato brado e quindi più vulnerabile. Abbiamo proposto un disciplinare, su cui il Ministero ci ha risposto in tempo record, che consente di macellare fuori dalla zona di allevamento in caso di restrizione e di impiantare una stabulazione fissa per proteggere i capi”.
È stato invece approvato un ordine del giorno, sempre presentato da Marco Stella e Jacopo Ferri di Forza Italia, in merito al rafforzamento dei controlli della polizia provinciale e regionale per la tutela dell’equilibrio degli ecosistemi forestali e la gestione delle specie faunistiche problematiche. L’atto ha ricevuto 31 voti favorevoli e 3 astensioni. Come ha spiegato Jacopo Ferri illustrandolo, impegna la Giunta regionale, tra le altre cose, ad “aumentare e potenziare le attività di controllo svolte dalla Polizia provinciale e regionale sul territorio toscano, al fine di garantire il rispetto dell’equilibrio degli ecosistemi forestali e rurali”; a rafforzare il coordinamento tra gli enti competenti nella gestione della fauna selvatica, assicurando una maggiore presenza operativa nelle aree maggiormente interessate dalle criticità; ad individuare strumenti e risorse finalizzati al potenziamento degli organici, della formazione e delle dotazioni tecniche della Polizia provinciale e degli altri soggetti incaricati delle attività di vigilanza; a riferire periodicamente alla competente Commissione consiliare sull’andamento delle attività di controllo e sugli interventi effettuati per il contenimento delle specie problematiche.
Alessandro Tomasi (FdI), portavoce dell’opposizione, ha annunciato voto favorevole per un atto “che opera una riflessione intelligente sulla necessità di rafforzare ciò che già esiste, come la polizia provinciale, e che versa in situazione difficile”.
Simone Bezzini (Pd) ha detto che “siamo tra quelli che attribuiscono alla polizia provinciale un ruolo particolarmente significativo, poiché serve un presidio di controllo adeguato anche per la dimensione rurale. Voteremo quindi sì accogliendo l’invito a investire nella polizia provinciale come corpo di polizia specializzato nella dimensione rurale”. Anche Irene Galletti (M5S) ha annunciato voto favorevole. “L’ordine del giorno ricalca aspetti che avevamo portato anche noi all’attenzione dell’Aula – ha detto -; soprattutto la necessità di potenziare gli organici e di rivedere le normative legate alle attività della polizia provinciale. Sono incarichi importanti e numerosi, per noi è fondamentale soprattutto il coordinamento del volontariato, abbiamo pronta una proposta di legge sulle guardie ambientali volontarie”.
Discussi anche due ordini del giorno collegati: il primo, a firma di Forza Italia, in merito alle misure straordinarie di prevenzione degli attacchi da lupo agli allevamenti mediante l’istituzione di un fondo regionale per il finanziamento di sistemi di protezione, è stato approvato con voto favorevole all’unanimità. Il secondo, presentato da Fratelli di Italia e illustrato da Chiara La Porta, in merito al potenziamento del contrasto ai danni da fauna e grandi predatori e alla sinergia con il comparto agricolo nell’ambito del Pfvr, è stato respinto.
L’ordine del giorno approvato, illustrato da Jacopo Ferri (Fi), impegna la Giunta regionale a “valutare l’istituzione di uno specifico fondo regionale destinato al finanziamento delle misure di prevenzione degli attacchi da lupo agli allevamenti”; a “prevedere, nell’ambito di tale fondo, contributi destinati agli allevatori che ne facciano richiesta per l’acquisto e l’installazione di sistemi di protezione, quali recinzioni elettrificate, recinzioni metalliche fisse e ogni altro dispositivo ritenuto efficace per la difesa degli allevamenti”; ancora, a individuare procedure amministrative semplificate che consentano un rapido accesso ai contributi da parte delle aziende agricole e zootecniche interessate; a valutare lo stanziamento di adeguate risorse finanziarie, anche attraverso la programmazione regionale e l’utilizzo di fondi nazionali ed europei compatibili, al fine di garantire un’efficace attuazione delle misure di prevenzione; a monitorare l’efficacia degli interventi finanziati e a riferire periodicamente alla competente Commissione. “E’ un’attenzione doverosa – ha detto Ferri – alla problematica delle predazioni dei lupi, arrivati ad aggredire anche animali domestici”.
Voto favorevole annunciato da Luca Minucci (FdI), che ha sottolineato che ogni attacco produce un danno economico importante. Sì, anche da parte del portavoce dell’opposizione Alessandro Tomasi. “Quest’atto – ha spiegato – è un altro tassello utile che si unisce alla modifica della legge 157, in cui viene tolto il lupo dalle specie particolarmente protette”. La presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi ha ricordato che sono stati fatti numerosi bandi per la prevenzione degli attacchi dei lupi e che la “Regione Toscana paga quasi mezzo milione di euro di risarcimento agli allevatori per i danni diretti dell’attacco dei lupi”. Federico Eligi (Casa riformista) ha detto di essere favorevole all’ordine del giorno e di “ritenere utile approfondire la questione in Commissione, in maniera da integrare le attuali misure con ulteriori interventi per una situazione ormai abbastanza critica”. Secondo Andrea Vannucci (Pd) “la questione degli attacchi dei lupi sta diventando centrale in alcuni territori”. “Data la complessità del tema e la stratificazione delle norme, avevamo proposto – ha avvertito – di fare un lavoro di approfondimento in commissione. Detto questo non ce la sentiamo di votare negativamente, quindi è un sì”. Anche Massimiliano Ghimenti (Avs) ha annunciato voto positivo. “Per noi questa è la via necessaria – ha commentato -, esistono situazioni in cui alcune specie fanno dei danni alle produzioni e bisogna cercare di prevenire il danno e ristorarlo quando c’è. Io insisterei sulla possibilità di installare rapidamente le recinzioni, perché anche per un intervento di recinzione purtroppo le procedure burocratiche non sono al passo con quella che è un’effettiva necessità”. La presidente del Consiglio Stefania Saccardi ha annunciato che questo è uno degli aspetti su cui si sofferma una proposta di legge in arrivo. Francesco Casini (Casa Riformista) ha dichiarato voto favorevole perché “siamo davanti a un fenomeno che non avviene solo nelle zone più rurali ma anche in quelle periurbane e in area fiorentina, un problema in ascesa su cui bisogna intervenire anche per garantire ristori adeguati e fondi per la prevenzione”. Irene Galletti (M5S) ha ricordato che il piano faunistico venatorio prevede solo in due passaggi il lupo “ma gli strumenti e i dati sono in altri pacchetti e in altre misure attutate dalla Regione Toscana”. “Annunciamo voto a favore – ha proseguito – ma con il distinguo che non era questo il luogo in cui presentare l’atto”.
Chiara La Porta (FdI), illustrando l’ordine del giorno poi respinto e annunciando voto favorevole a quello di Forza Italia, ha sottolineato come gli allevatori, oltre al dolore e al danno delle perdite, debbano affrontare anche la beffa: “Quando chiedi rimborsi ti ritrovi un sacco di richieste burocratiche e anche la richiesta di dover pagare lo smaltimento delle carcasse” ha detto. Saccardi ha ricordato che era partito un progetto sperimentale in alcune province per cui lo smaltimento era a carico della Regione.
Brenda Barnini (Pd) ha annunciato voto favorevole all’ordine del giorno di Forza Italia ma negativo a quello di Fratelli d’Italia “che ha una sfumatura leggermente diversa; quindi, affrontare la questione in Commissione ci avrebbe aiutato”.
Approvato infine, con voto favorevole all’unanimità, un ordine del giorno presentato da Forza Italia in merito al riconoscimento dei ristori agli allevatori suinicoli che hanno sostenuto spese per l’adeguamento degli allevamenti alle misure di biosicurezza, dopo il novembre 2025, e che risultano ancora impossibilitati alla ripresa dell’attività. L’atto, come ha spiegato Jacopo Ferri (Fi), impegna la Giunta regionale, tra le altre cose ad attivarsi con urgenza affinché siano individuate risorse e strumenti adeguati per riconoscere ristori anche agli allevatori che, pur avendo effettuato gli interventi di adeguamento alla biosicurezza prima del novembre 2025, risultano esclusi dagli attuali meccanismi contributivi; a prevedere un’apposita misura di sostegno economico destinata a compensare, almeno in parte, le spese sostenute dagli allevatori che hanno provveduto autonomamente all’adeguamento delle proprie strutture in anticipo rispetto alle disposizioni temporali oggi previste; a garantire che nessun allevatore che abbia adempiuto agli obblighi di biosicurezza e abbia investito nella tutela sanitaria del proprio allevamento venga penalizzato esclusivamente per aver anticipato gli interventi necessari; a valutare l’istituzione di un fondo regionale straordinario dedicato al sostegno delle aziende suinicole colpite dalle limitazioni conseguenti all’emergenza peste suina.
Gianni Lorenzetti (Pd) ha annunciato voto favorevole. “Il comparto suinicolo – ha commentato – è un punto cardine dell’economia toscana, in Toscana ci sono 130 mila capi, gli allevatori toscani sono quelli che hanno fatto uno sforzo maggiore per non realizzare allevamenti intensivi ma estensivi e hanno puntato sulla qualità, il che significa maggior costo e maggiori investimenti,”.
Sì dichiarato anche da parte di Luca Minucci (FdI), il quale ha aggiunto: “Penso anche che si debba proporre un’iniziativa verso il governo nazionale, affinché il governo faccia di più per i nostri produttori. Dietro a queste filiere c’è lavoro, c’è economia, c’è una tradizione che va tutelata”.
Sì unanime all’ordine del giorno a firma Jacopo Maria Ferri (FI) e Marco Stella (FI) su semplificazione e accelerazione delle procedure regionali per il riconoscimento dell’idoneità delle misure di biosicurezza negli allevamenti per consentire la ripresa delle attività produttive. “C’è l’aspetto legato alle misure di biosicurezza – ha detto Ferri – e riguarda l’idoneità da concedere, con procedure ben definite dai protocolli regionali e dalle norme di riferimento”. È importante registrare al meglio le nostre procedure regionali, in modo da essere veloci nel dare risposte e autorizzazioni a quelle aziende che devono affrontare le loro attività, occorre tagliare i tempi morti, evitando attese”.
Sì unanime anche all’ordine del giorno illustrato da Luca Minucci (FdI) sull’emergenza PSA e sull’integrazione delle misure di controllo e biosicurezza nel piano faunistico e venatorio e al coordinamento operativo con i mondi agricolo e venatorio. “Chiediamo che si inserisca nel piano un asse strategico e prioritario, dedicato al contrasto della peste suina africana, integrando le linee di indirizzo con le disposizioni sanitarie che siano nazionali e comunitarie”. Si chiede poi, il potenziamento dei piani di monitoraggio attivo e passivo della fauna selvatica, per individuare i focolai e di incrementare le azioni di depopolamento e controllo selettivo dei cinghiali, soprattutto nelle aree più vocate e in quelle di interfaccia con allevamenti suini, grazie al coordinamento con gli ATC e valorizzando il ruolo attivo dei cacciatori formati e degli operatori abilitati. Infine, la richiesta di semplificazione e velocizzazione delle procedure di autorizzazione per gli interventi di controllo faunistico e per la prevenzione e la messa in atto di specifiche campagne di informazione sulla sicurezza e sullo smaltimento corretto della gestione igienico sanitaria delle carcasse.
Respinto dopo un acceso dibattito l’ordine del giorno presentato da Alessandro Capecchi (FdI) sul ruolo sociale rivestito dalla figura del cacciatore. “Uno dei nodi centrali – secondo il consigliere- del piano faunistico” ovvero “il ruolo anche sociale di coloro che svolgono attività venatoria, un ruolo da tutelare e da difendere, regolamentandola come ogni altra attività che ha incidenza sull’ambiente”, “il ruolo di chi svolge attività venatoria non è solo sparare, ma è controllare, monitorare, reimmettere addirittura fauna che viene controllata e che in qualche modo contribuisce ad aumentare la biodiversità di qualità”.
“Il pezzo di strada che questo piano ha fatto tra la fase dell’adozione, le osservazioni e la discussione che facciamo oggi – ha detto Brenda Barnini (Pd) – non va strumentalizzato”. “Il punto è quanto assieme ricostruiamo politicamente le condizioni per quell’equilibrio virtuoso che concorrono al governo degli obbiettivi che il piano faunistico venatorio si dà”. “Il piano non nasce da solo – continua – anche in virtù di una perdita di consapevolezza di quella cultura di quelle tradizioni popolari che in questa regione esistevano. E ad averle perse, non sono soltanto coloro che magari si appassionano ad un ambientalismo da tastiera ma i movimenti delle associazioni venatorie che invece di contribuire a far crescere un senso di appartenenza positivo alla categoria e di responsabilità sociale preferiscono fare altro”
“Sono stati cancellati nel piano – ha detto Luca Minucci (FdI)- tutti quelli che sono i riferimenti positivi al ruolo che svolgono i cacciatori. Chiediamo che il ruolo centrale e comunque sociale della figura del cacciatore sia evidenziato”.
Anche il portavoce dell’opposizione Alessandro Tomasi (FdI) esprime dissenso nell’aver eliminato dal testo adottato nella scorsa legislatura alcuni riferimenti che “raccontavano quello che il cacciatore fa nel suo ruolo nel garantire la biodiversità e aiutare il pubblico”.
“Chiediamo – aggiunge Chiara La Porta – di valorizzare nell’ambito dei propri strumenti di programmazione, quello che è il ruolo sociale e ambientale, ma anche culturale di chi fa presidio del territorio”. “Non è giusto demonizzare una categoria”.
“All’interno di questo piano faunistico – interviene Irene Galletti (M5S) – dopo le modifiche che sono state fatte, non c’è nessuna demonizzazione”. “Dobbiamo respingere ogni accusa di andare a formulare i nostri ordini del giorno – afferma Claudio Gemelli (FdI) – perché dobbiamo accarezzare il consenso di una parte di elettorale”.
Sì unanime all’ordine del giorno presentato da Claudio Gemelli (FdI) sull’implemento delle iniziative volte alla prevenzione di incidenti stradali causati dalla fauna selvatica. Gemelli ha ricordato un dato toscano del 2025 “sono 620 gli incidenti causati da fauna selvatica per circa 950mila euro di danni. Il piano dedica un apposito capitolo agli incidenti stradali, concentrandosi sulla prevenzione dell’incidentalità”. “Proponiamo un ordine del giorno che impegni la Giunta – ha detto – a considerare questa come una questione primaria per la sicurezza della collettività e quindi la mitigazione dei rischi legati all’incidentalità dovuta agli animali selvatici” ad individuare con un atto una strategia volta alla prevenzione di incidenti stradali causati dalla fauna selvatica e sviluppare un sistema di informazione e sensibilizzazione degli utenti della strada su questo tipo di incidentalità” e “fornire un report semestrale dettagliato su incidenti stradali alla commissione competente per monitorare gli incidenti”. Luca Minucci (FdI) ha ribadito l’importanza “di fornire un report semestrale dettagliato alla commissione consiliare competente in merito al numero di incidenti stradali e alla loro ubicazione nel territorio regionale”, cosicché la commissione “possa monitorare gli effetti sui territori”. Alessandro Capecchi (FdI) ha ricordato una mozione che fu oggetto di voto positivo della quarta commissione in merito “a un progetto di messa in sicurezza, su cui – chiediamo – la Regione torni a riflettere e ad investire, in modo particolare di segnalamento luminoso e acustico, soprattutto nelle strade nelle statali e nelle strade regionali di media e alta collina, dove si raggiungono velocità non eccessive” e ci sono “tratti di strada problematici”.
La votazione degli ordini del giorno collegati al Piano faunistico venatorio è proseguita con l’approvazione all’unanimità di due atti presentati da Fratelli d’Italia, primi firmatari Chiara La Porta e Alessandro Tomasi.
Il primo impegna la Giunta a “effettuare una ricognizione aggiornata del fabbisogno di personale veterinario presso tutte le aziende Asl della Toscana, con particolare riferimento ai servizi impegnati nelle attività di contrasto alla peste suina africana (PSA)”. L’atto chiede inoltre “di adottare, d’intesa con le aziende sanitarie, ogni iniziativa utile a rafforzare gli organici dei servizi veterinari, attraverso nuove procedure di reclutamento, lo scorrimento delle graduatorie e l’indizione di concorsi”. Il portavoce dell’opposizione Alessandro Tomasi (FdI) ha ricordato come “il presidente della Commissione Sanità si è reso disponibile a convocare a settembre l’assessore competente per approfondire la situazione dei servizi veterinari nelle diverse Asl della Toscana”. La capogruppo di FdI Chiara La Porta ha sottolineato l’importanza di ripristinare un rapporto di collaborazione e interscambio diretto tra Aziende sanitarie e allevatori. Alessandro Capecchi (FdI) ha ribadito che quella della PSA è una questione principalmente sanitaria e che la diffusione dell’epidemia può essere arrestata soltanto attraverso “un adeguato cordone sanitario e di pronto intervento”. Federico Eligi (Casa riformista) ha proposto “un approfondimento in Commissione sanità per valutare se nelle Asl esiste un’emergenza che riguarda i veterinari”.
Il secondo ordine del giorno riguarda la tutela della Cinta Senese alla luce dell’aumento dei focolai di PSA. L’atto impegna la Giunta a valutare le proposte elaborate dal Consorzio di tutela della Cinta Senese Dop, “interloquendo con la struttura commissariale e con le altre istituzioni competenti e adoperandosi affinché venga creata un’area di biosicurezza volta alla tutela e alla conservazione al patrimonio genetico di questa razza”. Chiede inoltre di attivare tutte le misure necessarie per tutelare le imprese e gli allevamenti del settore, salvaguardando la produzione e i livelli occupazionali. Chiara La Porta (FdI) ha espresso soddisfazione perché, “grazie alla presidente Saccardi, al ministero, all’assessore Marras e al presidente del Parco, ieri questo ordine del giorno ha trovato riscontro nei fatti, anche se con un po’ di ritardo”. Enrico Tucci (FdI) ha ricordato che il Consorzio di tutela della Cinta Senese Dop riunisce 72 soci produttori e 80 allevamenti controllati, situati prevalentemente nella provincia di Siena e nei territori limitrofi, sottolineando la necessità di tutelare questa realtà.
Sì a maggioranza all’ordine del giorno a firma di Marco Stella e Jacopo Ferri (Forza Italia), che impegna la Giunta “a prevedere rimborsi o contributi ai cacciatori per l’acquisto e l’installazione di celle frigorifere, necessarie alla conservazione delle carcasse di cinghiale in regime di biosicurezza per la PSA”. Hanno votato contro al provvedimento Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra e il consigliere Federico Eligi. Illustrando l’atto, Jacopo Ferri (FI) ha evidenziato l’importanza di sostenere le attività svolte dai cacciatori nell’ambito del contrasto alla peste suina africana. Chiara La Porta (FdI), annunciando il voto favorevole, ha spiegato che “i cacciatori hanno bisogno di celle frigorifere adeguate nelle quali conservare le carni degli animali che sono chiamati ad abbattere”.
L’Aula ha poi approvato a maggioranza (con il voto contrario di FdI e FI) tre ordini del giorno presentati dal Movimento 5 Stelle e illustrati dalla capogruppo Irene Galletti.
Il primo impegna la Giunta ad attivare tutte le azioni necessarie per garantire il divieto assoluto di caccia della fauna migratoria sui valichi montani, in conformità con quanto stabilito dalla sentenza della Corte Costituzionale 254 del 2022. Serena Bulleri (FdI), annunciando voto contrario, ha osservato che “nei valichi montani transitino cinghiali che distruggono in maniera massiva l’agricoltura”. “Con un divieto generalizzato – ha affermato – rischiamo di creare corridoi completamente aperti anche agli animali dannosi”.
Il secondo atto, dedicato alla connettività ecologica e ai corridoi faunistici, impegna la Giunta “a pubblicare nella pagina del sito internet della Regione dedicata al Piano faunistico venatorio, anche un elaborato cartografico della Rete Ecologica Regionale”. Galletti (M5S) ha evidenziato che “questo strumento consentirebbe di disporre di un quadro preciso della connettività ecologica e di tutelare i corridoi faunistici”.
Il terzo ordine del giorno impegna infine la Giunta a prevedere “percorsi istituzionali volti superare la pratica della caccia alla volpe in tana e a disporre i necessari provvedimenti per garantire la cessazione di ogni attività venatoria sulla specie entro il 31 dicembre di ogni anno”.
Nel corso dei lavori sono stati ritirati tre distinti ordini del giorno che riguardano la normativa e la gestione degli ATC (Ambiti Territoriali di Caccia) presentati rispettivamente da Fratelli d’Italia, Forza Italia e Movimento 5 Stelle. Gli atti saranno trasformati in mozioni e discussi nelle prossime sedute della commissione Sviluppo economico e rurale.
La presentazione dell’atto all’Aula della presidente Barnini
È stata la presidente della commissione Sviluppo economico Brenda Barnini (Pd), nella seduta di ieri, mercoledì 29 luglio, ad aprire la discussione in Aula che ha portato all’approvazione del Piano faunistico venatorio regionale (Pfvr). Un Piano che arriva all’esame dell’Aula a conclusione del lavoro congiunto delle commissioni Ambiente, presieduta da Gianni Lorenzetti (Pd) e Sviluppo economico, presieduta dalla stessa Barnini, che l’hanno preso in carico “a un anno dalla sua adozione e a conclusione della fase della partecipazione. È stato un lavoro veloce e intenso – ha detto la presidente –, però penso anche costruttivo”. Un lavoro che oggi consegna al definitivo esame dell’Aula “il primo vero Piano faunistico regionale”, ha dichiarato la presidente, confessando di “aver dedicato molte ore di tempo allo studio” del Piano in tutte le sue articolazioni e augurandosi che il confronto in Aula sappia trovare “modalità all’altezza del contenuto. Qui non stiamo discutendo chi è a favore o contro la caccia, chi ha maggiore o minore sensibilità ambientale – ha proseguito –. Il Piano è come uno spartito per un’orchestra”, il suo “valore sta soprattutto nella sua capacità di superare logiche frammentate”. Tutela della biodiversità gestione del territorio, attività agricole, sicurezza dei cittadini, disciplina dell’attività venatoria. Governo del rapporto tra presenza faunistica, sostenibilità ambientale, presidio del territorio, interessi delle comunità locali: “La possibilità di ricercare un punto di sintesi alto fatto di tutela dell’interesse pubblico è un obiettivo non solo raggiungibile, ma anche il più naturale. Non può essere letto da nessuno in modo ideologico, né in una contrapposizione semplificata di interessi diversi”.
Con un punto di partenza, ha detto ancora Barnini: “La fauna selvatica è un patrimonio collettivo, un bene pubblico da tutelare. Esiste l’esigenza di proteggere habitat, specie vulnerabili aeree di pregio naturalistico dentro una visione complessiva della sostenibilità. Serve una strategia regionale capace di tenere insieme più obiettivi: la conservazione del patrimonio naturale il contenimento degli squilibri faunistici, la difesa del lavoro agricolo, la prevenzione dei danni e una gestione responsabile e regolata dell’attività venatoria”. Attività venatoria che, secondo Barnini, “è parte integrante del patrimonio culturale e identitario della nostra regione, in futuro non sarà garantito dalla tradizione, ma dall’innovazione. Il mondo venatorio deve essere sostenuto e accompagnato. La Toscana ha bisogno di una programmazione moderna, basata su dati aggiornati, monitoraggi costanti, valutazioni scientifiche trasparenti e di una chiara assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti. Dobbiamo avere l’ambizione di costruire un equilibrio più avanzato. C’è un tema di credibilità delle istituzioni: i cittadini, gli agricoltori, gli amministratori ci chiedono risposte efficaci. Una convivenza più sostenibile tra attività umane, patrimonio ambientale e presenza faunistica è possibile e la Toscana ha la possibilità di farlo meglio e prima degli altri”.
In apertura del suo intervento, la presidente della commissione Sviluppo economico ha voluto ringraziare “tutte le persone che hanno lavorato a questo Piano”, a cominciare dal presidente Eugenio Giani e alla presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi, “che oggi guida questa assemblea, ma che come assessore agricoltura saputo imprimere al Piano un suo vero elemento distintivo, la centralità dei diritti delle imprese agricole, sancendo il principio che non può esserci vocazione alla fauna selvatica, laddove c’è una superficie agricola lavorata e coltivata”. Un ringraziamento esteso al settore regionale, “al dirigente Ferretti, al Nurv (Nucleo di valutazione regionale, ndr)” agli uffici dell’Assemblea legislativa, “al presidente Lorenzetti e a tutti i consiglieri di maggioranza e opposizione. C’è stato un enorme lavoro di squadra”.
“Abbiamo fatto un gran lavoro, anche faticoso, con l’intento di aver dato le risposte a diversi mondi: agricolo, ambientalisti, cacciatori”, ha commentato Gianni Lorenzetti. “Si tratta di un Piano complesso, complicato. In conclusione, ci siamo detti con la presidente Barnini che nessuno è contento e questo vuol dire che alla fine abbiamo fatto un buon piano”.
In apertura dei lavori, sono state respinte tre questioni pregiudiziali presentati dalla minoranza per chiedere il rinvio dell’approvazione del Piano e illustrate in Aula da Alessandro Capecchi (FdI), per la mancata quantificazione delle risorse necessarie anno per anno al monitoraggio ambientale. Per l’imminente approvazione in Parlamento del decreto legge 1552 di riforma della legge nazionale 157/1992, con la previsione del ruolo del cacciatore come bio-regolatore. Per il mancato coinvolgimento della commissione di Controllo, chiamata alla verifica della coerenza degli atti con la programmazione regionale.
Il dibattito in aula
Dopo una lunga sospensione i lavori dell’Aula sono ripresi con il dibattito sul Piano Faunistico Venatorio. Per Mario Puppa (Pd) si tratta “di uno strumento storico, che definisce una strategia complessiva per l’intero territorio regionale”. “E’ il risultato – ha sottolineato – di un lungo percorso di elaborazione e di un ampio processo di ascolto svolto in commissione, avviato già nella scorsa legislatura”. “Il Piano coglie le trasformazioni profonde di questi anni, introducendo elementi di innovazione e modernizzazione – ha proseguito -. Tra questi la volontà di uniformare la gestione del territorio a livello regionale, superando le precedenti suddivisioni in ATC (Ambito Territoriale di Caccia, ndr). Ancora, il richiamo alla tutela del lavoro agricolo in relazione e in collaborazione col mondo venatorio”. Puppa ha inoltre evidenziato “la necessità di un’attività diversa di monitoraggio che il Piano riprende nelle sue linee principali e che consentirà di disporre di dati affidabili, da utilizzare come base tecnica e scientifica per una pianificazione più efficace della fauna sul nostro territorio”. “La sua approvazione – ha concluso – è dunque attesa non solo dalle forze politiche, ma soprattutto dalle organizzazioni agricole, dalle associazioni venatorie e da quelle ambientaliste”.
Dai banchi dell’opposizione Luca Minucci ha garantito “il massimo impegno di Fratelli d’Italia per migliorare il Piano in ogni aspetto, dando risposte a chi le merita e le attende da tanti anni. Al centro c’è la figura del cacciatore che non merita di essere messo da parte per motivi difficili da comprendere. Il cacciatore è centrale, ma leggendo il testo che andremo a votare non si capisce perché sia stato tolto il termine ‘positive’ riferendosi alle ricadute che è in grado di sviluppare l’attività venatoria. Troppo spesso il cacciatore viene criticato, ma poi diventa una figura fondamentale quando i problemi vanno affrontati. Si tratta di un Piano che in molte parti è stato mortificato rispetto al testo originale. L’introduzione delle aree vocate è una risposta alle aziende agricole che era già prevista dalla legge. Dalla gestione della fauna selvatica discendono tante problematiche, con danni quantificati in più di un milione di euro all’anno per risarcire agricoltori e cittadini. Il problema della peste suina africana mette a repentaglio un settore produttivo e tanti posti di lavoro e per combatterla si parla di un’eradicazione che dovrebbero fare i cacciatori. Il ruolo delle associazioni ambientaliste è previsto per legge, ma il loro parere deve essere al livello degli altri. Noi crediamo che l’aggiornamento della figura del cacciatore non sia fatto per valorizzarlo, ma che lo svilisca totalmente portando inevitabilmente grossi problemi. Quando si fanno equilibrismi per accontentare alcune sensibilità, poi alla fine il rischio è quello di non accontare nessuno”.
La consigliera del Partito democratico Lidia Bai ha parlato “di un lavoro importante. Avevo immaginato il Piano come un monolite su cui non intervenire, ma solo da comprendere. Nelle audizioni abbiamo visto come ci fosse ancora necessità di riprendere un dialogo e fare alcuni approfondimenti e credo sia utile raccogliere tutte le idee e le sensibilità. Si tratta di un documento di grande complessità, che rappresenta mondi diversi, quelli della caccia, dell’agricoltura e dell’ambientalismo, ma che finalmente tratta in modo uniforme tutta la Regione.Il documento finale è una sintesi sofferta tra questi tre mondi e mette al centro un ambiente da difendere e tutelare. Il mondo della caccia viene visto come un presidio del territorio. Ogni territorio in Toscana è diverso dall’altro e anche questo viene rappresentato nel Piano offrendo le soluzioni e gli strumenti adeguati. Penso che dobbiamo dare una valutazione positiva del Piano che rappresenta un punto fermo e una conquista per la nostra Regione”.
“È un Piano che è stato nel cassetto per un po’ – ha sottolineato il consigliere Vittorio Fantozzi (FdI) – quando i cittadini delle aree interne, gli agricoltori e i cacciatori avevano bisogno di strumenti per controllare ciò che oggi è fuori controllo. Credo che questo Piano istighi al contenzioso e credo che ci torneremo sopra a settembre e nei mesi successivi quando parleremo delle modifiche che introdurrà il Governo centrale. Credo che risolva poco di quello che c’era da risolvere e dia risposte in ritardo. È un Piano che serviva e a cui il mondo agricolo plaude forse per sfinimento. Quello che manca al Piano è quello che non si è colto negli ultimi dieci anni. Il problema non è avere più o meno cacciatori, anche perché l’Italia è l’unico Paese in cui diminuiscono. Noi siamo fermi al compromesso del 1992, mentre il cacciatore ha saputo precedere una legislazione che si tarda ad approvare. Il cacciatore va messo nel posto che gli compete. Ci seve un cacciatore che sia faccia bioregolatore, che si assuma ulteriori responsabilità anche in sede civile, come succede negli altri Paesi europei, e ci metta nelle condizioni di ritrovare un equilibrio all’interno di un ecosistema antropizzato, che si metta nelle condizioni di regolare la fauna e metta in condizione anche gli altri attori che finalmente vengono inseriti nella pianificazione di fare armonia e squadra”.
Per la consigliera regionale Serena Bulleri (FdI) siamo di fronte ad un Piano “che è frutto di un compromesso. Qui non si tratta di essere pro o contro la caccia, ma si tratta di fare un inquadramento sistematico senza ipocrisie. Mentre il Piano sembra che tutte le cose che dice le dica sottovoce. Come tuteliamo l’agricoltura? lo facciamo attraverso il cacciatore, ma non lo diciamo. Abbiamo votato una legge sull’intelligenza artificiale che mette l’uomo al centro e un provvedimento che mette al centro la fauna selvatica, poi abbiamo approvato un provvedimento sulla felicità che al centro di altro. Abbiamo un’ibridazione di vari principi e vari concetti che rappresentano una Toscana confusa più che diffusa”. “Noi – ha concluso la consigliera Bulleri – abbiamo cercato di inserirci per dare correzioni a un Piano che lascerà tutti insodisfatti quando arriveranno i nodi al pettine. La peste suina africana, ci è stato detto, sarà una pandemia come è stato i covid per gli esseri umani e noi per arginarla dovremo far intervenire i cacciatori a cui non si dà troppo rilievo”.
Nel suo intervento il consigliere Claudio Gemelli (FdI) ha parlato di un Piano “che poteva essere approfondito in modo più puntuale e che cercando di accontentare tutti, scontenta tutte le categorie coinvolte nella discussione. Il Piano è stato adottato nella scorsa legislatura, con l’astensione di Fratelli d’Italia, con la speranza che migliorasse, ma così non è stato. Abbiamo visto una deriva in parte ideologica dovuta sicuramente alla composizione di una maggioranza inedita. Mi dispiace che il cacciatore non sia protagonista e venga ridotto a una figura marginale. Il cacciatore deve essere inteso come custode dell’ambiente e dell’ecosistema, e come attivo protagonista nella tutela della biodiversità”. “Quella che manca – ha proseguito il consigliere Gemelli – è la parte sanitaria sul fenomeno della peste suina africana e non basta la recente nomina di un Commissario regionale. Il Piano faunistico doveva affrontare questo tema, che va a incidere in maniera importante sulla filiera agricola oltre che sull’attività venatoria. Il Piano non è quello che avremmo desiderato noi e che ora stiamo cercando di raddrizzare. Il rischio concreto sarà quello di burocratizzare e rendere più difficile esercizio dell’attività venatoria. Il cacciatore non è una figura ostile alla natura, ma deve essere protagonista ed elemento centrale per contribuire all’equilibrio dell’ambiente”.
Parla di un “Piano appiattito e squilibrato” la consigliera regionale Marcella Amadio (FdI). “Un Piano – ha aggiunto – che avrebbe dovuto trovare la giusta sintesi tra istanze degli ambientalisti e il riconoscimento dei benefici che i cacciatori apportano all’ambiente nella vigilanza, nella difesa del territorio dagli incendi o nell’attività contro il bracconaggio. È una categoria messa un po’ all’indice, ma serve a fronteggiare emergenze come la peste suina o come quella degli ungulati che tanti danni stanno facendo sul territorio dell’Isola d’Elba. Un equilibrio tra le diverse istanze sarebbe stato auspicabile”.
“È un atto complesso, attraversato da sensibilità profondamente differenti, – le parole della consigliera Irene Galletti (M5S) – ma è stato garantito il massimo approfondimento del Piano e sono state analizzate puntualmente tutte le osservazioni. Dopo un decennio, siamo riusciti a dare questo strumento alla Regione Toscana. Di fronte al testo iniziale potevamo scegliere una posizione più semplicistica, quella magari di una contrarietà o di una scarsa sensibilità verso il mondo venatorio, che la nostra comunità politica può esprimere, e decidere di procede con un no abbastanza netto in quella direzione. Ma non ci siamo voltati dall’altra parte, dando risposte a un mondo, quello venatorio, che ha bisogno delle sue regole. Questa è un’assunzione di responsabilità che tutti ci possono riconoscere. L’approvazione di questo atto non era più rinviabile perché anche il mondo agricolo, che ha le sue necessità, ci ha chiesto di assumerci fino in fondo le nostre responsabilità”. “Per noi questo Piano – ha proseguito Irene Galletti – è un punto di partenza su cui il dibattito può e deve continuare. Questo Piano è un atto di programmazione che stabilisce una gerarchia degli interessi e dei principi che sono destinati ad orientarne l’attuazione. Si è parlato della peste suina, ma bisogna fare attenzione a come inserirla all’interno del Piano. Non accettiamo la definizione di compromesso perché questa non è una soluzione al ribasso. La gestione del territorio all’interno di questo Piano, che riteniamo sia stato corretto modificare, non è più rappresentata come un ambito riservato al mondo venatorio, né il cacciatore viene assunto in quanto tale come unico garante della biodiversità, e crediamo sia fondamentale ricordare come la fauna selvatica sia riconosciuta per quella che è dal nostro ordinamento, patrimonio indisponibile dello Stato, risorsa collettiva, da tutelare nell’interesse della comunità”. “L’attività venatoria – ha concluso la consigliera Galletti – viene quindi qualificata come una concessione specifica, sottoposta a disciplina rigorosa subordinata a una pianificazione che deve mettere al primo posto la stabilità delle popolazioni selvatiche e la loro persistenza nel tempo. Servirà per il futuro una trasformazione strutturale del mondo venatorio che riguarderà la sua consistenza numerica, e la composizione anagrafica. E una revisione della governance degli ATC secondo noi non è più procrastinabile. Siamo passati da 124mila tesserini venatori, nel 2000, agli attuali 60mila e questa riduzione andrà gestita. Mentre la riforma del Governo nazionale riduce le tutele ambientali consolidate e indebolisce il ruolo tecnico scientifico di ISPRA e degli altri istituti”.
La consigliera Diletta Fallani (Avs), apprestandosi a esprimere posizione contraria al Piano in approvazione da parte del resto della maggioranza, avverte che “non stiamo solo votando un Piano faunistico, stiamo decidendo quale idea di Toscana vogliamo lasciare. La natura ragiona con l’orizzonte della prossima generazione, ci terremo stretta la coerenza. La difesa della biodiversità non può essere considerata un interesse tra gli altri e demandato a chi verrà dopo di noi. Senza biodiversità non esiste niente”. Dopo il lavoro della commissione, prosegue, “alcune cose sono migliorate, è giusto riconoscerlo, ma il mondo venatorio rimane protagonista. La domanda che dobbiamo porci è se questo Piano sia all’altezza del domani che vogliamo. Per noi la risposta è no, nonostante gli sforzi fatti dai presidenti di commissione. Fuori esiste un mondo che la caccia non la vuole più. Ringrazio le associazioni animaliste e ambientaliste”. L’impostazione complessiva del Piano “è stata impostata nella scorsa legislatura, quando ha ottenuto un solo voto contrario da parte di Silvia Noferi e l’impianto è rimasto intatto. Continua a prevale un modello che considera la fauna soprattutto da gestire attraverso il prelievo o con gli abbattimenti. Il cacciatore non può essere considerato un soggetto neutrale al quale affidare una funzione generale di regolamentazione negli ecosistemi. Il controllo della fauna deve rimanere una responsabilità pubblica. La vera sfida sia restituire spazi agli habitat, proteggere le rotte migratorie, ridurre l’inquinamento da piombo, superare pratiche appartengono al passato. Mi rivolgo ai giovani – conclude Fallani –, vorrei che oggi vedessero adulti capaci di rinunciare a qualcosa oggi perché credono in qualcosa di più grande domani. Per noi amare la Toscana significa amarne anche la bellezza naturale e avere il coraggio di proteggerla, anche quando è la scelta più difficile”.
“La Regione avrebbe dovuto dotarsi di questo strumento da circa 10 anni”, ha ricordato Alessandro Capecchi (FdI). “L’iter è partito circa quattro anni. Se siamo qui a discutere oggi lo si deve anche alla minoranza che con un comportamento responsabile ha permesso di adottare il Piano. L’abbiamo ricevuto solo a fine giugno 2026. I nostri emendamenti non sono a scopo ostruzionistico, stiamo al merito delle questioni. Ho chiesto l’audizione del Nurv e del commissario nazionale Filippini sulla Psa – ha aggiunto Capecchi –: sui verbali del Nurv è calato il silenzio, non si è voluto far capire da dove arrivano le prescrizioni che il Nurv ha dato. Questo è inaccettabile. Oggi tocca alla caccia, domani ai pescatori, poi a chi ama il trekking. L’interpretazione è fortemente ideologica e museificatoria. Dentro questa Regione c’è una spaccatura profonda tra il settore della forestazione e il settore ambiente e il Nurv è in mano al settore ambiente”. Fratelli d’Italia rivendica “la nostra visione che rimane antropocentrica; l’uomo non è un incidente sul percorso della storia, è parte dell’ambiente. La Psa sta distruggendo uno dei pilastri fondamentali dell’economia toscana, i cacciatori hanno in parte attenuare le grandi carenze sanitarie nella gestione dell’emergenza di questa pandemia. Con ritardo la Regione ha nominato un commissario straordinario e ha fatto una cabina di regia che non sappiamo ancora bene da chi sia composta. Al di là degli ordini del giorno ha aggiunto ancora Capecchi –, abbiamo presentato emendamenti per migliorare il Piano. Siamo coscienti che la questione non è soltanto politica, ma anche culturale: la parte rurale da millenni consente di stare in equilibrio con la natura e gli animali. Fa parte della nostra comunità, dobbiamo recuperare dignità all’attività venatoria, come all’attività agricola”.
Secondo Francesco Casini (Cr), “questo Piano nasce da molto lontano, nella passata legislatura con Stefania Saccardi allora assessora all’agricoltura. È stato un percorso lungo, non soltanto tecnico, soprattutto anche di ascolto. Tutte le osservazioni hanno contribuito ad approfondire il tema. Il testo è equilibrato, mette insieme più esigenze. Non nascondiamo che alcune scelte dell’impostazione originaria ci convincevano di più – ha osservato il capogruppo di Casa riformista –, ma governare significa riuscire a raggiungere un punto di equilibrio. La buona politica non mette una categoria contro l’altra, riesce a unire le posizioni”. A giudizio di Casini è necessario soffermarsi su un punto: “Il mondo venatorio fa parte della storia della nostra regione, della cultura delle nostre comunità. Ha capacità di controllo del territorio che altrimenti nessuno svolgerebbe. È un patrimonio che la Toscana non può permettersi di perdere. Le loro osservazioni hanno dato contributo serio. Durante l’esame del Piano abbiamo posto particolare attenzione, che le regole fossero le più chiare possibili, affinché le applicazioni delle norme fossero improntate a criteri di proporzionalità, buon senso, certezza del diritto. Riteniamo fondamentale che la Regione continui a svolgere con autorevolezza la gestione dei calendari venatori. Per noi – ha affermato – questo Piano è un punto di partenza. Dovremo continuare il percorso di ascolto, saranno i territori a dirci se funzionerà, se alcuni passaggi dovranno essere affinati. Siamo convintamente per questo Piano, ma prendiamo l’impegno di continuare a stare sul territorio, per fare in modo che resti uno strumento vivo, capace di adattarsi e migliorarsi”.
Il vicepresidente del Consiglio regionale Diego Petrucci (FdI) ha voluto rivolgere i “complimenti alla presidente Barnini per il suo intervento di questa mattina e al collega Capecchi. Siamo al famoso dubbio se l’uomo faccia o non faccia parte dell’ambiente. Penso che anche per difendere l’ambiente ci sia bisogno di più interventi dell’uomo, a difesa degli habitat naturali, degli abitati urbani, della natura come la vediamo. Il nostro paesaggio è stato modellato nei secoli dal lavoro incessante dell’uomo. Il cacciatore fa parte della natura o no? Io penso di sì. A San Rossore fino a pochi anni fa ci si imbatteva in mandrie di caprioli, che ora non ci sono più, perché sono state sterminate dal lupo. L’atteggiamento vetero-ambientalista di voler espellere l’uomo dalla natura è profondamente sbagliato. Il bosco deve essere manutenuto e dove non lo si fa diventa pericoloso. Il cacciatore di oggi è il primo ambientalista – ha detto Petrucci –, la caccia di selezione è uno strumento di gestione della fauna. Ci vuole equilibrio, sono felice che il Governo stia lavorando per mettere le mani su questa vicenda”.
Anche la capogruppo di Fratelli d’Italia Chiara La Porta ha voluto dire “grazie agli uffici, alla presidente Barnini e al presidente Lorenzetti. Il lavoro in commissione ha visto l’accoglimento anche di alcune nostre osservazioni”. Sulla Psa, ha osservato, “siamo intervenuti in maniera tardiva su questa piaga che rischia di mettere in ginocchio un settore strategico della nostra economia e cancellare la cinta senese”. Riguardo al procedimento nell’iter di approvazione del Piano, “il metodo adottato mi spaventa: il Nurv arriva, si prende sette mesi, usa procedure speciali alternative e poi in maniera vincolante, come una tegola, attacca e discrimina quelli che dovevano essere i protagonisti di questo piano insieme agli agricoltori: i cacciatori. La presidente Barnini in un gioco di equilibrismi ha tarato il suo intervento più sui ringraziamenti che sul merito del Piano. Il metodo va rivisto: al Nurv va chiesto che non adotti più una strumentazione semplificata e non intervenga più su una categoria, come ha fatto questa volta. Il ruolo di quei tanti volontari che sono rappresentati dagli agricoltori e dai cacciatori, che amano la natura, va detto e va riconosciuto. Cercheremo di reindirizzare quel Piano verso la sua versione originale, che manteneva una parvenza di equilibrio e di buon senso. Noi riteniamo che la caccia sia importante, i cacciatori sono gli unici che possono e stanno aiutandoci nel controllo della Psa”. In conclusione, ha detto La Porta, “si poteva fare di più anche per gli agricoltori, indubbiamente per i cacciatori. L’apertura della Regione in sede tecnica a favore della modifica della legge 157 (la legge nazionale, ndr) è un segnale importante. Con gli emendamenti presentati, dal loro accoglimento o meno, baseremo le nostre scelte sul voto finale”.
“Il lavoro fatto è stato importante, il dibattito bello e franco”, ha esordito il presidente della commissione Ambiente, Gianni Lorenzetti (Pd). “Giusto partire dai ringraziamenti, a partire dalla presidente Barnini, il grazie più grande va soprattutto agli uffici, col loro impegno vanno oltre i doveri di ufficio, e ai consiglieri, anche dell’opposizione”. Il Piano, ha proseguito Lorenzetti, “atto di programmazione per eccellenza, arriva da una legge vecchia degli anni ’90, dal 2020 quando è stato assegnato l’atto arriva fino ai giorni nostri. Cinque anni dopo nell’aprile 2025 si è arrivati all’adozione e un anno dopo all’esame delle commissioni. Le osservazioni sono state 412 presentate a Giunta e Consiglio, più 40 derivate dagli incontri nei territori. La giornata di ascolto in commissione è stata importante, sembravano tutti scontenti, ma la scontentezza di tutti racchiude e tiene insieme l’equilibrio”. Sulla Psa, ha osservato Lorenzetti, “quando il commissario nazionale ci dice che 8milioni sono stati spesi e regalati alle autostrade per fare delle recinzioni, si potevano mettere quelle risorse da un’altra parte e magari si doveva dare all’allora assessore regionale all’agricoltura, oggi presidente del Consiglio, che al commissario aveva chiedo interventi molto più forti, attenti e puntuali. Anche l’audizione del Nurv è stata importante, ci ha permesso di chiarire molti aspetti ed escludere storie che non avevano fondamento. Abbiamo fatto credo un buon lavoro – ha concluso il presidente –, ci sono i presupposti fondamentali che ci siamo proposti di introdurre. Non sarà perfetto, ma quante volte da sindaci abbiamo approvato atti che servivano perché gli agricoltori, i cacciatori, gli ambientalisti li aspettano. Potremo sempre modificarlo, se capiremo che ci sarà la necessità”.
“Sono temi complessi che richiedono trasparenza, assunzione di responsabilità e la capacità di guardare all’interesse generale della nostra comunità. Il Piano in discussione oggi dimostra di avere la dignità di un vero strumento di programmazione politica, capace di dare una prospettiva concreta al territorio toscano”. Così il consigliere regionale di Casa Riformista Federico Eligi nel suo intervento in Aula durante il dibattito sul nuovo Piano regionale, rivendicando con franchezza il proprio percorso personale e la coerenza della scelta politica. “Nel 1990, ai tempi del referendum sulla caccia, militavo sul fronte ambientalista e radicale insieme all’amico e oggi presidente Eugenio Giani. Da allora l’Italia e la Toscana sono profondamente cambiate: l’agricoltura ha altre esigenze, il territorio affronta fenomeni nuovi come lo spopolamento e l’abbandono delle aree interne, e le priorità da tutelare sono diverse. Chi fa politica non deve nascondersi, ma evolvere insieme alla realtà per governarla” ha spiegato Eligi che nel suo intervento ha voluto sottolineare il valore dell’autonomia decisionale delle Istituzioni: “Non sopporto quando gli interessi di parte o le corporazioni dettano i piani alla politica, costringendola a fare un passo indietro o a ridursi a mera mediazione al ribasso. Un Piano è un Piano. Unisce ascolto e visione. Ringrazio la presidente del Consiglio Stefania Saccardi per la pazienza e il lavoro svolto, e l’intera Assemblea per un dibattito franco e di alto livello”.
“Valuterò – ha affermato – la sostanza di ogni proposta emendativa depositata, a prescindere da chi la presenti, pronto a metterci la faccia anche in caso di posizioni divergenti rispetto alla maggioranza. Ma fino a questo momento il percorso mi convince: siamo di fronte a un atto di vera programmazione strategica che merita il nostro sostegno” ha concluso.
“Fin dall’adozione del Piano Faunistico Venatorio, l’opposizione ha dimostrato senso di responsabilità: con il nostro iniziale voto di astensione e con un lavoro puntuale di emendamento abbiamo permesso di aprire un confronto reale, migliorando un testo che altrimenti sarebbe arrivato blindato e inadeguato. Oggi portiamo a casa correttivi importanti, ma contestiamo fortemente il metodo della maggioranza e la furia ideologica di una certa sinistra”. Così Alessandro Tomasi, portavoce dell’opposizione, durante il dibattito. “Prendiamo atto con favore dell’attenzione della Giunta, ma evidenziamo la schizofrenia di una parte della maggioranza e del mondo ambientalista più radicale”. Ha proseguito Tomasi. “Non si può considerare il cacciatore come un soggetto ‘nocivo’ per l’ambiente e, un minuto dopo, chiamarlo in causa per chiedere aiuto nell’emergenza della Peste Suina Africana o per l’eradicazione di specie aliene invasive che minacciano la biodiversità. Il cacciatore svolge una funzione di sussidiarietà, un vero e proprio servizio pubblico come bioregolatore. La figura dell’uomo della tradizione, che conserva il territorio per consegnarlo alle future generazioni, va tutelata e non colpevolizzata”.
Sul fronte dei contenuti e della semplificazione, il portavoce dell’opposizione ha rivendicato la linea pragmatica del centrodestra: “Siamo intervenuti per evitare un’inutile iper-burocratizzazione. È impensabile pretendere procedure complesse come la Valutazione di Incidenza Ambientale per la semplice costruzione di un capanno nel bosco, mentre il territorio soffre per ben altre emergenze ambientali. Bene anche la nostra spinta per razionalizzare la formazione, prevedendo aggiornamenti a scadenze quinquennali e non biennali. Allo stesso modo, rassicuriamo il mondo agricolo: il principio dei cinque ettari per le aree agricole è sacrosanto e non è mai stato messo in discussione da noi”.
Tomasi è poi intervenuto sulla gestione dei tempi e dei pareri tecnici: “Il metodo seguito finora è stato inaccettabile. Abbiamo assistito a mesi di stallo, con organi tecnici che non hanno redatto verbali e hanno ingaggiato una battaglia durata sette mesi. Ora la maggioranza ha preteso che il Consiglio regionale digerisse il tutto in appena 15 giorni, rincorrendo la fretta con emendamenti interpretativi per correggere le storte del testo. Un modo di procedere scorretto che rischia di generare norme confuse”. “Come opposizione – ha concluso Tomasi – lavoriamo a testa alta e con le mani libere. Non abbiamo cambiali politiche da pagare né debiti con nessuno. Quello che c’è di buono nel Piano lo riconosciamo e lo sosteniamo, ciò che non va lo combattiamo e cerchiamo di correggerlo. La nostra priorità resta governare i fenomeni reali della Toscana con buonsenso, pragmatismo e rispetto per chi vive e lavora sul territorio”.
“L’approvazione del Piano Faunistico Venatorio rappresenta una pagina di buona politica, quella con la ‘P’ maiuscola, che non cede alla tentazione della semplificazione, delle tifoserie o delle bandierine per il consenso immediato, ma affronta con responsabilità la complessità dei problemi”. È quanto ha dichiarato Simone Bezzini, capogruppo Pd a conclusione del dibattito in Consiglio regionale. “Siamo di fronte a un passaggio articolato e non privo di difficoltà ma dal grande valore prospettico. L’approvazione del Piano è il frutto di un percorso lungo, che parte da lontano e che ha saputo cogliere le profonde trasformazioni che il mondo della ruralità, del paesaggio e della biodiversità ha vissuto negli ultimi decenni”. Nel suo intervento, il capogruppo Pd ha richiamato le specificità strutturali del territorio toscano che rendono il Piano fondamentale per la tenuta socioeconomica della regione. “In Toscana la dimensione agricola ha un peso economico, occupazionale e d’export superiore alla media nazionale. È il cuore pulsante della ‘Toscana diffusa’ e del presidio delle aree rurali. La componente venatoria toscana ha radici storiche e popolari uniche. Va oltre l’attività in senso stretto, pensiamo al contributo fondamentale dei cacciatori nel contenimento delle emergenze come la Peste Suina Africana, nella prevenzione degli incendi, nella pulizia dei boschi e in progetti di solidarietà come l’accordo con il Banco Alimentare” ha ricordato Bezzini. “Le sensibilità ambientaliste vanno ascoltate e integrate per costruire una sinergia virtuosa. La Toscana ha da sempre fatto scuola nel tenere insieme agricoltura, caccia e ambiente. Oggi reinterpretiamo questa tradizione in un contesto normativo e territoriale del tutto nuovo”. Tra le linee di indirizzo qualificanti del Piano, Bezzini ha evidenziato la centralità della ricerca e la tutela della selvaggina stanziale. “Investire sulla fauna stanziale significa riqualificare gli habitat e migliorare l’ambiente. Parallelamente, il Piano introduce strumenti innovativi per gestire in modo sostenibile il fenomeno degli ungulati, garantendo risposte concrete alle esigenze delle imprese agricole”. Bezzini ha concluso rivolgendo un sentito ringraziamento al presidente della Regione Eugenio Giani, alla presidente del Consiglio Stefania Saccardi, ai presidenti delle Commissioni competenti, agli uffici e alle associazioni di categoria, rimarcando anche il valore del dibattito svolto con le opposizioni. “Un Piano di questa portata non è un dogma statico. Prevediamo fin da ora una precisa roadmap di monitoraggio per verificare gli effetti delle misure approvate. Se durante la fase attuativa emergeranno criticità o nodi burocratici, interverremo tempestivamente con i necessari correttivi e tagliandi, garantendo un equilibrio sempre più avanzato al servizio della Toscana”.
L’intervento conclusivo del presidente Giani
Un atto complesso di oltre 1.700 pagine, frutto di oltre un anno di confronto con associazioni, cittadini e commissioni consiliari. Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, è intervenuto a conclusione del dibattito in Consiglio regionale per illustrare la visione e gli obiettivi del nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale (PFVR).
“Se dovessi trovare una sintesi a questo lavoro, che vada oltre gli slogan e risponda all’efficacia della comunicazione di oggi, vorrei chiamarlo il piano dell’equilibrio. Un equilibrio fondato su un profondo e condiviso amore per l’ambiente da parte di tre componenti fondamentali della nostra società: gli agricoltori, i cacciatori e le associazioni ambientaliste.
Agli agricoltori, ha spiegato il presidente “attribuisco un’importanza fondamentale in questa legislatura. L’agricoltura è un’attività primaria, dobbiamo riportare i giovani, le donne e i nuovi imprenditori alla terra. Ma per farlo occorre garantire loro le giuste condizioni di tutela e di lavoro sui territori. Sui cacciatori Giani è stato altrettanto chiaro: “Siamo passati negli anni da oltre 200mila agli attuali 60mila. Devo dirlo con chiarezza: dobbiamo salvaguardare i nostri cacciatori, perché abbiamo bisogno di loro per garantire la biodiversità e l’equilibrio ambientale. Senza la loro presenza vigile e attiva sul territorio ci troveremmo di fronte a uno squilibrio grave, con danni enormi per il nostro paesaggio e l’immagine della Toscana”. “Le associazioni ambientaliste autentiche sono i nostri custodi ideali. Vanno sostenute e valorizzate perché rappresentano la sensibilità e la tutela della bellezza naturale della nostra regione” ha detto ancora il presidente.
Nel proseguire il suo intervento, Giani ha sottolineato le peculiarità geografiche e demografiche del territorio toscano per spiegare la centralità del Piano. “La Toscana si estende su circa 22mila 900 chilometri quadrati, una superficie pressoché identica a quella della Lombardia, ma con una popolazione di 3milioni 6oomila di abitanti contro 10milioni. In quel terzo di spazio antropico in meno vivono una fauna ricchissima, un patrimonio boschivo tra i più estesi d’Italia e vaste superfici agricole. Qui il governo del territorio e della fauna selvatica ha un valore persino superiore rispetto a realtà fortemente urbanizzate”.
Il nuovo documento rappresenta una discontinuità fondamentale nella governance regionale. Fino ad oggi la Toscana ha operato sulla base di piani provinciali storici e normative in proroga. “Questo – ha chiarito Giani – è il primo Piano Faunistico Venatorio approvato direttamente dalla Regione nella sua complessità e organicità. Approvare un Piano regionale è ben diverso dal coordinare dieci Piani provinciali distinti. Dal 2015 a oggi si è andati avanti con interventi transitori. Oggi, a distanza di anni, la Regione firma un atto organico che si propone come modello e punto di riferimento per tutta Italia”.
Il presidente ha poi evidenziato come l’approvazione del Piano sia uno strumento indispensabile per affrontare le emergenze sanitarie e ambientali in corso, a partire dalla Peste Suina Africana e dalla gestione del sovrannumero di ungulati.
“Sul fronte della Peste Suina stiamo portando avanti un lavoro istituzionale di altissimo profilo in piena intesa con il Commissario nazionale. È una grande emergenza che richiede coesione e responsabilità. Solo la collaborazione con le squadre sul territorio e la definizione chiara delle aree vocate e non vocate all’agricoltura ci permetteranno di proteggere gli allevamenti, tutelare le colture e preservare la nostra identità territoriale”.
In conclusione del suo intervento, il presidente Giani ha espresso un sentito ringraziamento ai presidenti e ai membri delle Commissioni consiliari coinvolte, ai gruppi di maggioranza e di opposizione per il lavoro di emendamento e concertazione, agli uffici regionali e all’assessorato all’Agricoltura e all’Ambiente.
“Questo non è il Piano del presidente o di un singolo assessore: è un atto autenticamente di tutto il Consiglio regionale. Un lavoro corale e democratico che dimostra come la Toscana sappia sintetizzare le diverse sensibilità per offrire una guida sicura, sostenibile ed equilibrata al proprio futuro”.
(testo di Sandro Bartoli, Angela Feo, Emmanuel Milano, Federica Cioni, Cecilia Meli, Benedetta Bernocchi e Luca Martinelli)
