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L’eterno – Antonio Petracchi

Il decimo di una serie di racconti brevi composta da Antonio Petracchi, che EccociToscana sta qui pubblicando in una rubrica apposita

L’eterno
Impossibile non guardare quel corpo
Perché mi devo astenere, perché quello no e una statua si, perché quello è vivo e l’altro è riprodotto nella pietra?
A questo gli vedo anche i pori della pelle, le ciglia, sento il respiro, vedo il fremito del vento.
Così, come guardo una statua, con discrezione ammiro quel corpo.
Bello, indescrivibile, perfetto, come una statua e più di una statua, e come quella, questo non si può toccare, non si può neanche sfiorare, ma questo manda profumo, un profumo misto di gelsomino con fiori di limoni, no è oleandro e… no e’ veleno che passa dal naso ed entra nella mente che va a cercare nei ricordi e non trovando uguali si perde a confrontare profumi sentiti nelle notti di primavera, nei primi baci dietro gli orecchi, alle carezze sulla pelle bagnata.
Va la mente a mettere insieme ad ogni profumo i piaceri passati, che stampati vivono nei ricordi.
Guardi e riguardi quella pelle liscia che sdraiata accanto a te supina sta.
Quanti anni avrà, sarà straniera, ma da che parte del mondo viene, bestiale, ma com è successo che ci siamo trovati così vicini, allora quell’ asciugamano mezzo coperto dalla sabbia era il suo.
Vecchio e nuovo, bello e brutto, vivono vicino e dentro di noi, tornano a mischiarsi a baciarsi disegnando nuovi sapori, così diversi e distinti senza sfiorarsi aggi, sono passati sulla spiaggia di Berchida