Alessandro Volpi

Le multiutility in Borsa: il paradosso dei servizi pubblici al servizio della finanza

Lo scorso 27 settembre EccociToscana avevamo pubblicato un articolo su “La guerra della finanza. Trump e la fine del capitalismo globale“, l’ultimo libro pubblicato da Alessandro Volpi, docente di Storia Contemporanea all’Università di Pisa. Oggi pubblichiamo un articolo dello stesso professor Volpi su un altro tema relativo al mondo finanziario, le multiutility quotate in borsa e il paradosso che rappresentano.

di Alessandro Volpi

Le multiutility quotate in Borsa sono ormai tante e pesano a tal punto da disporre di un proprio indice dedicato. Hanno la caratteristica di pagare dividendi robusti ai propri azionisti perché il rendimento dei titoli è la preoccupazione principale di tali società dove spesso pubblico e privato convivono. Sono in altre parole altamente finanziarizzate.

L’ossessiva ricerca dei dividendi tuttavia avviene, spesso, a discapito dei servizi e persino dei conti stessi delle multiutility. In primo luogo, per rispondere ad una logica finanziaria queste società devono essere molto grandi e riunire più servizi pubblici, dall’energia, all’acqua, ai rifiuti, per la duplice ragione di avere economie di scala e soprattutto per diversificare il rischio: se poche società controllano interi settori dei servizi, è evidente che trasformeranno un monopolio naturale – quelle derivante dalla natura pubblica dei servizi – in un monopolio privato, in grado di rassicurare gli azionisti privati e garantire loro, appunto, alti dividendi. In questo senso, aver consentito l’ingresso dei privati nel capitale delle multiutility e la loro quotazione in Borsa inducono un gigantismo a tutto vantaggio dei soci privati, sempre più rilevanti, nel capitale delle multiutility stesse.

L’idea di ridurre il rischio per gli azionisti non dovrebbe certo essere una priorità per società che gestiscono servizi pubblici. In numerosi casi, infatti, poco meno della metà dei dividendi va a soci privati che, ed è questo il secondo aspetto peculiare delle multiutility quotate, sono grandi fondi internazionali. C’ è un ulteriore elemento di criticità ed è rappresentato dal fatto che, per distribuire i dividendi, le stesse multiutility non esitano a ricorrere all’indebitamento e, comunque, non si preoccupano di ridurre il proprio debito se questo mette a repentaglio la distribuzione dei medesimi dividendi: i casi che dimostrano un simile fenomeno sono molteplici.

Per non intaccare il valore delle proprie azioni, e i dividendi, poi le multiutility non esitano a ricomprare i propri titoli e, soprattutto, si guardano bene dall’aumentare il volume degli investimenti rispetto a quelli che sono partoriti dalle tariffe pagate dagli utenti. Se non si riduce il debito per non intaccare i dividendi dei privati, diventa difficile fare investimenti e migliorare la qualità del servizio pubblico. Non sarebbe difficile capire dunque che la quotazione in Borsa delle multiutility determina la distorsione finale, in chiave privatistica, dei servizi pubblici, esasperando i danni già causati dalla loro apertura ai capitali privati.