Il quinto di una serie di racconti brevi composta da Antonio Petracchi, che EccociToscana sta qui pubblicando in una rubrica apposita
di Antonio Petracchi
La notte e la sua Alba
La notte bussò alle porta del giorno: Svègliati, svegliati! È tardi, dài devi accendere la tua Alba.
Passò qualche attimo e il giorno si girò dall’altra parte, tirando su le coperte. “Oggi non ho voglia di alzarmi!
Perché devo? Non voglio! Passo il mio tempo ad aspettare. Oggi non sento la spinta. Ormai ho capito che il mio tempo non torna indietro e… non potrò riavere il mio amore e… poi nessuno mi guarda più, tutti vanno di fretta, tutti sono distratti e… il mondo corre e va veloce”.
La notte, meravigliata, esternò allora il suo amore: “Io ti guarderò, sei una luce di speranza e con la tua Alba rendi ogni giorno un giorno speciale. Dài alzati, non vorrai rimanere nel buio abbracciato alle coperte”.
Sebbene non avesse trovato il motivo per cui valesse la pena alzarsi, lo fece.
La luce del giorno cominciava a tirar fuori le sagome degli alberi. Prese la macchinetta del caffè e l’appoggio sul fornello, il gatto che aveva capito, dai pur lievi rumori che qualcuno si era alzato, mandava flebili miagolii.
Anche se svogliata, la vita anche stamani si era messa le pantofole e ritmava la solita cadenza.
Passo lento, ma deciso, tutti sapevano che sarebbe arrivata l’Alba, ma non c’era nessuno ad aspettarla, finché tutto prese colore; nacque così il giorno e tutto prese a correre e io dimenticai la notte.
Ricordo, bambino, il profumo del pane, il profumo del latte appena munto e strano a dirsi il profumo della terra appena arata.
Spero che tu possa sentire un qualche profumo in ciò che ho appena scritto.
