Il primo di una serie di racconti brevi composta da Antonio Petracchi, che EccociToscana sta qui pubblicando in una rubrica apposita
di Antonio Petracchi
La Dina
Stai lì, passi da un pensiero a un ricordo, ti giri, allunghi le gambe, torni a pensare a quello, poi ad altro. Basta, devi alzarti.
Il sonno non è più lo stesso, non è un riposo, ma una serie di intervalli che sempre di più assumono cadenze ad orari prestabiliti.
Così, il pensiero va a chi non può uscire da quella prigione che è lo stare a letto senza dormire.
Ricordo di aver promesso alla Dina, che sarei andato a trovarla.
Dissi a suo figlio Cesare: “Digli a tua madre che un giorno di questi verrà a trovarti il figliolo della Leda”.
Erano state amiche d’infanzia, mia madre era morta a 81 anni, morta giovane stando a sentire la Dina, perché lei ormai aveva già passato i 100.
Mandata l’ambasciata per Cesare a sua madre, continuavo tranquillamente a fare le mie cose, mentre passavano i giorni, e di andare dalla Dina manco ci pensavo più. Finché un giorno, trovato di nuovo Cesare per strada, mi ricordai della promessa e presi a ripeterla: “Digli a tua madre che un giorno di questi vengo a trovarla”.
Non perse tempo a rispondermi. Oh, proprio te! Mia madre ha detto che se trovi il figliolo della Leda, digli che non venga più a trovarmi, mi ha fatto aspettare troppo.
Mai fare promesse a chi il tempo lo misura in minuti, tutti scanditi, uno dietro l’altro, a chi passa i giorni dal letto alla poltrona, a chi vede il mondo negli occhi degli altri, a chi è carcerato nel proprio corpo.
Rimasi come un salame appeso e con l’amaro in bocca.
Dina Petracchi morì a Prato il marzo del 2020 all’età di 110 anni.
