Oltre mille atleti in gara, ma la scuola guidata dai Maestri Bianchi e Casini sbaraglia la concorrenza. Tre ori, quattro argenti e sette bronzi che confermano l’eccellenza sportiva del nostro territorio.
di AL
FAENZA – Il tatami di Faenza si tinge con i colori della Toscana. Nel weekend del 25 e 26 aprile, la città romagnola ha ospitato la prestigiosa Coppa Italia 2026, l’attesa kermesse nazionale targata FIKTA (Federazione Italiana Karate Tradizionale e Discipline Affini). In un palazzetto gremito, con oltre mille atleti giunti da ogni angolo della penisola, a brillare è stata la stella della Junkan Dojo di Camaiore, che si è imposta come una delle realtà più solide, tecniche e vincenti dell’intero panorama marziale italiano.
In un contesto agonistico di altissimo profilo — basti pensare che alcune categorie contavano ben oltre 50 iscritti — emergere non era solo questione di numeri, ma di una preparazione tecnica e mentale d’élite. E la compagine versiliese, guidata magistralmente da Nicola Bianchi e Annalisa Casini, ha risposto “presente”, dominando sia nelle categorie giovanili che negli esordienti.
Il segreto del successo: squadra, famiglia e continuità
Dietro a un medagliere così pesante c’è un lavoro corale che parte da lontano. A spiegarne i dettagli è Nicola Bianchi, Maestro della Junkan Dojo e già allenatore della Nazionale Italiana di specialità kata:
“Sono estremamente orgoglioso di questa trasferta. Ritengo che i punti chiave di questo successo siano due. Il primo è la sinergia totale nel nostro team docenti, unito sia in gara che nella programmazione in palestra. Gestiamo unascuola con oltre cento allievi: avere un corp o docenti e arbitrale così coeso stato cruciale. Questa collaborazione si estende anche al fantastico gruppo dei genitori dei nostri atleti più piccoli, unito da legami di amicizia e rispetto.
Tutto ciò porta al nostro secondo punto di forza: la continuità. Avere un gruppo di agonisti adulti fortissimo, che fa da traino a un vivaio di giovani pronti a sostenere il futuro del karate e della nostra scuola, è la soddisfazione più grande che un Maestro possa desiderare”.
Il Medagliere: l’oro di Fanucci e il dominio a squadre
I risultati parlano chiaro e portano Camaiore sul tetto d’Italia. Il capolavoro assoluto si è visto nelle competizioni a squadre (categoria esordienti marroni/nere), dove la Junkan Dojo ha sbaragliato la concorrenza conquistando ben due Medaglie d’Oro: una nella Squadra Kata mista e l’altra nella Squadra
Kumite femminile.
A queste si aggiunge la prestazione da incorniciare di Roberto Fanucci, che sale sul gradino più alto del podio mettendosi al collo un pesantissimo Oro individuale.
Eccellente anche il bottino degli Argenti, conquistati da Matteo Montalbano, Amelia della Pina, Olivia Ballerini e Sveva Bagnoli, capaci di arrendersi solo in finale al termine di percorsi impeccabili. La profondità del talento della scuola toscana è confermata dall’incredibile sfilza di medaglie di Bronzo portate a casa da Elena Rafanelli, Michele Riparbelli, Agnese Possenti, Samuele della Pina, Niklesh Fernando, Sofia Simoni e Giorgia Giorgietti. Menzione d’onore, infine, per la prova di grande grinta e carattere offerta sul tatami da Pietro Lucchi, Nina Ester Moschetti, Luna Bertocchi, Elia Sbrana, Noah Paolicchi e Tommaso Niccoli.
Un’eccellenza a 360 gradi
La forza della Junkan Dojo, tuttavia, non si misura solo in medaglie. Lo staff tecnico — composto da Nicola Bianchi, Annalisa Casini, Diego Bernacchi e Valentina Verbytska — ha dimostrato la centralità della scuola toscana all’interno dell’universo FIKTA (fondata dal leggendario Maestro Hiroshi Shirai). La società camaiorese ha infatti fornito un contributo organizzativo essenziale alla competizione, schierando tre arbitri (Annalisa Casini, Elena Torre e Cinzia Ciarmatori) e due presidenti di giuria (Samuele della Pina e Valentina Verbytska).
Mentre si spengono i riflettori sull’ottima organizzazione di questa Coppa Italia 2026, per la Junkan Dojo e per lo sport toscano il futuro appare radioso. La strada verso i prossimi traguardi è già tracciata, e a Camaiore sanno perfettamente come percorrerla: un passo (e un kiai) alla volta.
photo credit Elena Torre Ufficio Stampa
