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IN BASILICATA, IL CANE MIYAGI TROVATO IN STRADA CON UN LACCIO DI FERRO INTORNO ALLA VITA. SOCCORSO DALL’UNITA’ D’EMERGENZA. I SOCCORSI PARTITI ANCHE DA PRATO.

Un cane simile a un pastore maremmano, solo e spaventato, con un laccio che a prima vista sembrava essere un fil di ferro, serrato intorno alla vita. Qualche settimana fa, Miyagi è stato trovato ai bordi di una strada, lungo la statale di Francavilla in Sinni, in direzione di Matera. La squadra dell’Unità d’Emergenza LAV si trovava in vacanza in Basilicata e, per fortuna, lo ha intercettato nel suo sofferto vagare.

Beatrice Rezzaghi, responsabile dell’Unità d’Emergenza LAV, ha subito deciso di soccorrerlo: il laccio che Miyagi aveva intorno alla vita gli stava provocando delle lacerazioni evidenti e il cane non sarebbe sopravvissuto ancora a lungo. Così ha tentato di avvicinarlo per aiutarlo e portarlo al sicuro. Dopo svariati tentativi di approccio, Miyagi ha però oltrepassato il guardrail e si è spinto fino ad un campo, fuori dalla portata delle auto.

Dai Carabinieri Forestali, interpellati subito, Rezzaghi è venuta a sapere che la presenza del cane per strada era stata segnalata già due giorni prima da un gruppo di volontari locali che lo stava seguendo: il Canile Comunale di Latronico, allertato, era pronto ad ospitarlo ma serviva un intervento urgente per la cattura.

Miyagi era davvero difficile da avvicinare, il rischio era che potesse riscappare in strada. Così l’Unità d’Emergenza LAV ha posizionato una gabbia trappola, monitorata da fotocamere, e ha utilizzato un drone termico, restando in allerta con l’ambulanza veterinaria. Dopo circa 12 ore, il cane Miyagi ha seguito un percorso olfattivo creato da LAV, è entrato nella gabbia ed è stato finalmente catturato.

“Osservandolo poi da vicino abbiamo davvero compreso la gravità della situazione: il laccio di ferro intrecciato al corpo stava per penetrare nella pelle del cane, tutto intorno alla vita, e comprimeva anche il pene, tanto che l’urina gocciolava senza che lui potesse urinare. Se non fossimo intervenuti in tempo, tutto questo avrebbe causato dei danni serissimi e irreversibili per la vita di Miyagi” racconta Beatrice Rezzaghi, responsabile Unità d’Emergenza LAV.

In collaborazione con il referente del canile Miyagi viene ricoverato nella struttura dove inizia a ricevere le prime cure veterinarie. La sua salute migliora, ma è sempre molto spaventato. Dopo 36 ore dal primo ‘incontro’ con LAV, però, finalmente il cane è al sicuro ed è libero da quel terribile laccio che gli impediva di vivere sereno.

“Non sappiamo come il cane abbia fatto a finire in quella condizione, potrebbe essere stata la mano dell’uomo che voleva impedirne con inaudita crudeltà i movimenti, forse un gesto punitivo per un animale vagante, come hanno ipotizzato i Carabinieri Forestali – commenta Rezzaghi di LAV – oppure il laccio potrebbe essere stato posizionato da un bracconiere per catturare animali selvatici, in quel caso Miyagi ci sarebbe finito dentro. Di solito però, i lacci da fauna selvatica sono fissati al terreno o sugli alberi, intrappolano le zampe e l’animale muore sul luogo della trappola: in questo caso non c’erano segni del tentativo di strapparsi il laccio”.

In ogni caso, la cattiveria umana ha dimostrato ancora una volta di non avere limiti. L’Unità d’Emergenza LAV, anche in vacanza, non si ferma mai e per fortuna ha potuto mettere in salvo Miyagi in breve tempo. 

L’aiuto partito anche da Prato

Il salvataggio di Miyagi ha visto un contributo fondamentale anche dalla Toscana: dalla sede LAV di Prato è partita una squadra di volontari insieme all’attrezzatura speciale necessaria per l’intervento – tra cui la gabbia trappola a monitoraggio remoto e strumenti tecnologici avanzati – che hanno reso possibile la cattura in sicurezza e il soccorso del cane.

Dichiarazione di Cristiano Giannesi, membro dell’Unità d’Emergenza LAV nazionale e Responsabile della Sede LAV di Prato

“Questa operazione è stata complessa e faticosa: in due giorni ho percorso oltre 1500 km per portare l’attrezzatura speciale dalla Toscana alla Basilicata, abbiamo dormito pochissimo e lavorato senza sosta. Ma vedere Miyagi salvo ha reso ogni sacrificio insignificante di fronte al valore della sua vita.

Da anni partecipo alle attività dell’Unità d’Emergenza LAV, anche durante grandi calamità, e ogni volta resto colpito dalla forza del lavoro di squadra e dalla solidarietà di chi ci sostiene. Senza il supporto delle persone che credono in noi, strumenti come i droni termici o le gabbie monitorate non esisterebbero, e salvataggi come questo non sarebbero possibili.

Ogni vita che riusciamo a salvare è il risultato concreto della fiducia che i cittadini ripongono in noi. A loro va il nostro grazie più grande.”