Decima poesia di una serie composta da Antonio Petracchi, che EccociToscana sta qui pubblicando in una rubrica apposita
di Antonio Petracchi
Il pastore
Posa a peso morto, il corpo sul manico ricurvo del suo solido bastone.
Non c è albero che non l’abbia visto passare, non c è sasso su cui non abbia posato l’occhio.
Da bambino le capre, poi da sempre le pecore.
Fischi, richiami, barriti indescrivibili si mescolano all’abbaiare dei cani, che guizzano, come a sapere che le nostre poche parole, devono essere salvate, così loro vanno a radunare il gregge.
La vita, qui, si misura in albe e tramonti, in slatte munto e in pecore da mungere, in agnelli e in occhi sempre pronti a vedere chi passare strisciando.
Candido, povero di parole, era il padrone di quel gregge e della sua libertà.
