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Il “No” ragionato di Alessandro Barbero al Referendum sulla Giustizia: una lezione di metodo

Con la consueta chiarezza che lo ha reso uno dei divulgatori più apprezzati d’Italia, lo storico Alessandro Barbero ha deciso di esporsi pubblicamente, con un video apposito, pubblicato il 18 gennaio scorso, sul prossimo Referendum sulla Giustizia del 2026, annunciando il suo voto contrario. Il Professore offre una lettura costituzionale che smonta quello che lui ritiene essere un equivoco di fondo: la riforma, dice, non verte realmente sulla separazione delle carriere – nei fatti già esistente e regolata – ma mira a scardinare l’attuale assetto del Consiglio Superiore della Magistratura.

Il cuore della critica di Barbero si concentra sull’introduzione del sorteggio per la selezione dei membri del Csm, definita una misura priva di riscontri nelle grandi democrazie e potenzialmente pericolosa per l’equilibrio dei poteri. Richiamando lo spirito dei Padri Costituenti, lo storico sottolinea come l’autonomia della magistratura sia stata concepita proprio per impedire che giudici e pubblici ministeri potessero finire sotto il controllo dell’esecutivo; il rischio concreto, secondo l’analisi di Barbero, è un ritorno a un sistema in cui la politica esercita un peso sproporzionato sulle toghe, minando la garanzia per il cittadino che non è mai sicuro se chi giudica prende ordini dal governo. Un intervento prezioso ed utile da parte di una figura

Leonardo Panerati

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