di Sabrina Nieri
La decisione del governo sul dimensionamento scolastico di Umbria e regioni guarda caso tutte amministrate dal centrosinistra è una scelta che suscita forti preoccupazioni. Accorpare scuole diverse solo per risparmiare risorse economiche significa trattare l’istruzione come un semplice costo e non come ciò che è realmente: un investimento fondamentale per il futuro del Paese. Le scuole non sono numeri da sommare, ma comunità educative legate ai territori e alle persone che li abitano.
Tagliare sulla scuola pubblica vuol dire ridurre le opportunità di bambini e ragazzi e aumentare le disuguaglianze. Tutti devono avere le stesse possibilità, sia che vivano nei piccoli paesi di campagna sia che abitino nei grandi centri urbani. Ogni bambino ha diritto a una scuola vicina, accessibile, capace di costruire un rapporto vivo con il territorio e di rappresentare un presidio culturale e sociale fondamentale.
È ancora più grave che, mentre si riducono le risorse per la scuola pubblica, si scelga di sostenere la scuola privata. Questa è una scelta politica che sottrae futuro alle giovani generazioni. Se davvero si vuole equilibrare il bilancio dello Stato, i tagli dovrebbero essere spostati altrove, ad esempio riducendo la spesa per le armi. La vera sicurezza di un Paese non si costruisce con più armamenti, ma con una scuola pubblica forte, inclusiva e di qualità. Tagliare la scuola significa compiere un vero e proprio furto di futuro.
