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Il gatto e i social – Antonio Petracchi

Il quarto di una serie di racconti brevi composta da Antonio Petracchi, che EccociToscana sta qui pubblicando in una rubrica apposita

di Antonio Petracchi

Il gatto e i social

Mentre la mano si alzava per strofinare la lampada e domandare al genio, si fermò nell’ aria, rimase così sospesa e… ma perché vuoi sprecare un desiderio, perché vuoi chiedere al genio quello che un mortale può sapere, così scesa dall’ alto si posò sul petto e prese a sfregare, poi con tutte e due le mani disse….Dimmi poeta, incantator di parole, che giri versi e contorgi sillabe, per catturar sentore nei sentimenti, dimmi tu che vai a inventar frasi per meravigliar la mente tua e quella di chi inavvertitamente per sua disgrazia osa suo malgrado rasentarti, dimmi quale é  il tuo prossimo desiderio??? L’ essere o il diventar famoso? Il genio che non voleva perder l ‘ occasione di far consumare a tal sprovveduto uno dei tre desideri schioccò di colpo le sue dita e disse.. a breve lo sarai…e…da allora in ogni link, gruppo, social e ogni sorta di archibugio sortirà il tuo nome, le tue rime, e tutte le tue storie.
Stordito lo era sempre stato, si perché il viver quotidiano, sempre era rimasto tra il presente e l’incosciente
Il poveretto sempre fino ad allora aveva vissuto con addosso la sensazione che tutto fosse e che tutto avesse ancora da venire , aveva vissuto lui, in un mondo a metà, come quando ancora ti sei appena alzato e prendi a muovere i primi passi con meccanica frequenza e il tepore del lenzuolo ancora ti avvolge. Stupito di si tanta veemenza nella voce e da quello schiocco improvviso, lui si dovette svegliare e prendere a metter mano al da farsi, Ohh ma in do sono, che è sta roba social, io fo casino anche a telefonare.
Quanti passi ci sono in un cammino, nessuno se lo chiede e ora doveva cominciare a camminare, per quale strada, per andare dove.
Nessuno conta le parole di un discorso, ma tutti guardano al senso e lui si domandava per quale senso, l’angoscia che poco conosceva, ma sapeva esistere, apparve nella sua mente. Ma io sono un cazzeggiatore, si diceva, io non posso, io che cosa gli dico, io non ancora appeso il certificato di laurea.
A salvarlo fu il gatto che ora aveva preso a stropicciarsi al suo fianco.
Si stirò, come di solito non faceva, poi pose una mano sul gatto, fece un giro con lo sguardo come a scansionare i mobili di quella stanza, mentre la mano destra tornava a grattare la testa al gatto e il gatto a fagli i grattini sul fianco, ma va a fan… tastico ai social, mi ero preso uno spavento.