Il secondo di una serie di racconti brevi composta da Antonio Petracchi, che EccociToscana sta qui pubblicando in una rubrica apposita
di Antonio Petracchi
Il baule
C’è stato un tempo in cui il tempo non era dettato dalle ore.
In quel tempo gli uomini non portavano gli orologi, i bambini non entravano a scuola alle 8,20, le mamme non andavano in ufficio o in fabbrica a fare le otto ore, i babbi erano nei campi da quando nasceva il sole fino a quando tramontava.
In quel tempo era vissuto mio nonno e prima ancora di lui suo nonno e prima ancora il nonno di lui. Anche mio padre ci era vissuto, ma solo per un po’. Io ho solo sentito l’odore di quel tempo senza ore.
Così quando trovo qualcosa che viene da quel tempo, mi fermo a pensare.
Anche un vecchio bottone di madreperla può dare da pensare. Ancora oggi mantengo in fondo ad una cassa il percalle e il fustagno, destinati alla camicia e ai pantaloni del nonno Anacleto.
Non ricordo né le sue parole né le carezze, ma porto il ricordo di lui in quelle stoffe.
In quel tempo il sole, la luna, le nuvole, la pioggia e le stagioni davano il ritmo alla vita di tutti.
I carri trainati da animali erano fatti di legno, avevano la targhetta con il nome comune, del proprietario, il peso a vuoto e a pieno carico, l’altezza delle ruote, il nome di chi lo aveva fatto, l’anno di costruzione.
Per i calessi, carri e barrocci si doveva pagare la tassa.
Dopo la prima guerra gli uomini cominciarono ad esibire sui corpetti le catenelle degli orologi a cipolla.
Chi corre non si volta indietro, solo quando si ferma pensa alla strada fatta. Così ci sono persone che cercano nelle cose passate il presente.
Gianni e Antonella conservano
un vecchio baule di “oggetti INUTILI“ dentro una piccola scatolina di cartone con su scritto: spaghi troppo corti per essere usati!
…che ti devo dire…
Nel baule :
rocchetti di cotone senza cotone,
boccettine di profumo senza profumo, mozziconi di matite,
scatole di medicine scadute,
chiodini piegati, arrugginiti,
medagline della Madonna di Lourdes, pezzetti di candeline da compleanno, bottoncini da camice,
stecchine per i colli delle camice (altrove le chiamano balene, chissà?),
elastici rotti, un ditale da cucito, arrugginito, una piccola tessera delle ferrovie con una sbiadita foto del nonno Gino, un santino di San Giuseppe da Copertino protettore degli studenti, una lira, delle spine elettriche rotte e pezzettini di fili elettrici di vari colori, una vecchia chiavetta per aprire le scatolette di tonno, due cacciavitini arrugginiti.
…CHE TI DEVO DIRE …
Dimenticavo:
pezzettini di pelle scamosciata,
calendarietti, alcuni sbertucciati altri integri.
(Il barbiere, a Natale a chi gli lasciava la mancia gli dava un calendario da tasca, era imbustato dentro una carta opalina profumata, per ogni mese la foto di una ragazza in costume da bagno.
Il barbiere, un uomo strizza l’occhio ad un altro uomo, si crea una complicità e si utilizza, abusando, le immagini del corpo delle donne.
I piaceri e i desideri individuali cominciarono ad essere condivisi prima in forma limitata in un ambito, poi piano piano presero ad essere pubblicamente condivisi.
