luigi ghirri modena 1980 dettaglio.1800x0

Ghirri oltre l’attimo: al Centro Pecci la Polaroid come laboratorio del pensiero

Sottotitolo:Dadomani,sabato24gennaio,viaallespecialivisiteguidateconguide d’eccezione, per scoprire l’aspetto più inedito di uno tra i massimi esponenti della fotografia italiana del Novecento.

PRATO, 23 Gennaio 2026 – C’è un Luigi Ghirri intimo, sperimentale e sorprendentemente contemporaneo in mostra al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato. «Luigi Ghirri. Polaroid ’79–’83», inaugurata lo scorso 22 novembre e visitabile fino al 10 maggio 2026, non è una semplice retrospettiva: è una immersione nel laboratorio mentale di un maestro, resa possibile da un mezzo apparentemente effimero, la fotografia istantanea. Curata con intelligenza filologica e visione da Chiara Agradi e Stefano Collicelli Cagol, allestita magistralmente dall’architetto Ibrahim Kombarji e realizzata in collaborazione con la Fondazione Luigi Ghirri.l’esposizione svela un capitolo cruciale e poco noto della sua produzione, quello del rapporto fecondo e complesso con la Polaroid.

Il percorso è un viaggio in quella zona liminale tra controllo concettuale e felice accidentalità. Tra il 1979 e il 1983, fornito di pellicole e macchine dall’azienda Polaroid, Ghirri esplora il potenziale dell’istantaneità. E qui sta il primo paradosso geniale: l’autore emiliano, noto per la meticolosa costruzione del frame e la riflessione metalinguistica, accoglie l’aleatorietà del processo, la magia (e l’imprevedibilità) dello sviluppo sotto gli occhi. Ma non si tratta di uno scatto casuale. Anzi. È proprio nella necessità di “vedere subito” che Ghirri affina la sua indagine sui temi fondanti della sua poetica: la stratificazione della memoria negli oggetti, il paesaggio come palinsesto, il sottile sdoppiamento della realtà operato dall’atto fotografico.

Le opere in mostra, dalle piccole istantanee ai rarissimi e monumentali scatti 20×24 realizzati ad Amsterdam, sono altrettanti esercizi di pensiero. Vediamo oggetti comuni – una cartolina, una piccola riproduzione di un quadro, una statuetta – disposti con cura quasi metafisica su un tavolo, lontano da casa, in una stanza d’albergo olandese. Sono oggetti-portatori, trasportati in valigia dall’Italia, che diventano attori di un micro-teatro della memoria e della rappresentazione. Ghirri interroga il loro potere evocativo, gioca sulla distanza tra l’oggetto reale e la sua immagine fotografica, e poi tra quella immagine e la sua ri-produzione nell’istantanea. È un cortocircuito semiotico di rara purezza.

Ed è qui che la mostra del Pecci rivela tutta la sua attualità. In un’epoca di iper-produzione e consumo compulsivo di immagini digitali, lo sguardo

meditabondo di Ghirri sulla fotografia istantanea ci costringe a riflettere sulla differenza abissale tra lo “scattare subito” e il “vedere veramente”. La sua Polaroid non è un antenato del selfie, ma l’opposto: è la lentezza del pensiero che si applica alla velocità del mezzo. Un monito e una lezione per le giovani generazioni, a cui la mostra si rivolge con particolare cura.

Per approfondire questa lettura stratificata, il Centro Pecci lancia un programma eccezionale di Visite Guidate Speciali , che prende il via proprio domani,sabato24gennaio. Non si tratta di semplici tour, ma di veri e propri dialoghi curatoriali “a più voci”. Ogni ultimo sabato del mese (con

variazioni di calendario), un ospite d’eccezione condurrà il pubblico attraverso la mostra, offrendo una personale e interdisciplinare decifrazione dell’universo ghirriano.

Ad aprire il ciclo sarà Valentina Manchia, esperta di comunicazione visiva e semiotica (24 gennaio, ore 18). La sua prospettiva promette di svelare i meccanismi linguistici e i codici culturali che Ghirri smonta e ricompone nelle sue istantanee. A febbraio (21, ore 18) toccherà a un maestro della fotografia contemporanea come Olivo Barbieri, per un confronto tra sguardi sul paesaggio e sulla manipolazione della percezione. Marzo (21, ore 18) vedrà protagonista AndreaAbati, fotografo e fondatore di Dryphoto, voce profonda della scena artistica toscana. A chiudere, ad aprile (18, ore 18),

sarà l’architettoFedericaFiaschi, Presidente dell’Ordine degli Architetti di Prato, che ci guiderà a leggere le geometrie, gli spazi e le architetture implicite nelle composizioni di Ghirri.

Le visite sono gratuite, previo pagamento del biglietto d’ingresso, e si concludono con un aperitivo al prezzo agevolato di 5 euro presso il Cargo Bistrot del museo – un invito a prolungare la conversazione, come è giusto che accada attorno a un autore che ha fatto del dialogo e della meraviglia la sua cifra.

«LuigiGhirri.Polaroid’79–’83»conferma il ruolo del Centro Pecci come luogo non solo di esposizione, ma di produzione critica e di educazione allo sguardo. Ci regala un Ghirri più sperimentale e forse più libero, invitandoci a sostare davanti a quelle piccole, preziose immagini che racchiudono, in pochi centimetri quadrati, un intero mondo di pensiero. Un mondo che, partendo dall’Emilia e passando per l’Olanda, arriva dritto alle nostre domande di oggi sull’immagine e sul reale.

Info:LuigiGhirri.Polaroid’79–’83, fino al 10 maggio 2026, Centro Pecci, Prato. Maggiori informazioni e prenotazioni su centropecci.it.

A.L.