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Corruzione a Prato, rinviata l’udienza preliminare per Bugetti e Matteini Bresci: decisione slitta a ottobre

Il Comune chiede di costituirsi parte civile, le difese sollevano eccezioni tecniche. Tutti e quattro gli imputati rinunciano ai riti alternativi

PRATO — Bisognerà attendere l’autunno per conoscere l’esito dell’inchiesta per corruzione che lo scorso anno ha travolto l’amministrazione comunale di Prato. L’udienza preliminare fissata per giovedì 2 luglio davanti al giudice del tribunale di Firenze Francesca Scarlatti si è chiusa con un rinvio al 9 ottobre, data in cui si deciderà sia sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla procura antimafia fiorentina, sia sull’istanza di costituzione di parte civile presentata dal Comune di Prato.

A finire sotto processo, nell’ipotesi accusatoria dei pubblici ministeri Lorenzo Gestri, Lorenzo Boscagli e Antonino Nastasi, sono quattro persone: l’ex sindaca Ilaria Bugetti, dimessasi nel giugno 2025 dopo appena un anno di mandato; l’imprenditore tessile Riccardo Matteini Bresci, già finito ai domiciliari per lo stesso reato; Alessio Bitozzi, funzionario del consorzio Progetto Acqua; ed Enrico Cini, amministratore della Broker Techno, società riconducibile al gruppo imprenditoriale di Matteini Bresci.

Nel corso dell’udienza il Comune di Prato, rappresentato dall’avvocata Paola Tognini, ha formalizzato la richiesta di costituirsi parte civile nel procedimento. I legali degli imputati si sono opposti, contestando la regolarità dell’iter seguito per la costituzione: secondo le difese mancherebbe, tra gli atti allegati all’istanza e nell’albo pretorio, il decreto prefettizio di nomina del commissario Claudio Sammartino, a cui è riconducibile la decisione di costituirsi parte civile. Sono stati sollevati anche rilievi relativi a presunti difetti di notifica. Nessuna richiesta di costituzione di parte civile è invece arrivata dalla Regione Toscana. Di fronte a queste eccezioni tecniche, la giudice si è riservata, rinviando la decisione a ottobre.

Un elemento significativo emerso dall’udienza riguarda la strategia processuale degli imputati: tutti e quattro, incluse Bugetti (difesa dagli avvocati Nicola Badiani e Salvatore Tesoriero) e Matteini Bresci (ora assistito dall’avvocata Melissa Stefanacci), hanno comunicato di non voler accedere a riti alternativi. Si tratta di un cambio di rotta per l’imprenditore, che nei mesi scorsi aveva invece chiesto il patteggiamento a cinque mesi, da scontare con lavori socialmente utili in continuazione con la pena di due anni e due mesi già patteggiata nel febbraio 2025 per un’altra inchiesta di corruzione che lo aveva visto coinvolto insieme all’ex comandante della compagnia dei carabinieri di Prato, Sergio Turini. Quella richiesta di patteggiamento, pur con parere favorevole della stessa Procura, era stata respinta lo scorso febbraio dal gup Fabio Gugliotta, aprendo la strada alla richiesta di rinvio a giudizio da parte della Dda fiorentina e al passaggio del fascicolo alla giudice Scarlatti.

Le indagini, nate oltre due anni fa nell’ambito di un filone investigativo sulla criminalità cinese, ipotizzano un rapporto di reciproca convenienza tra Bugetti — prima consigliera regionale del Pd, poi sindaca dal giugno 2024 — e Matteini Bresci. Secondo l’accusa, l’ex sindaca avrebbe perseguito all’interno delle istituzioni gli interessi dell’imprenditore, ottenendo in cambio sostegno alle campagne elettorali, voti procurati anche in ambienti massonici e un’assunzione part time presso la Broker Techno, mai dichiarata e mantenuta dal 2016 al 2024. Per quest’ultimo aspetto, Cini è accusato di concorso in frode ai danni dello Stato, in relazione alla cassa integrazione percepita da Bugetti durante il periodo Covid. A Bitozzi viene invece contestato un ruolo di intermediazione tra i due, utile a un’autorizzazione che Matteini Bresci non poteva seguire di persona perché già ai domiciliari per la prima inchiesta.

Le dimissioni consentirono a Bugetti di evitare gli arresti domiciliari, mentre Matteini Bresci evitò il carcere grazie alla collaborazione con gli inquirenti. La vicenda portò al commissariamento del Comune di Prato, il primo nella storia dell’ente, con l’incarico affidato a Claudio Sammartino.

L’appuntamento del 9 ottobre sarà dunque decisivo: la giudice dovrà stabilire se rinviare o meno a giudizio i quattro imputati, che affronteranno il processo — qualora disposto — con rito ordinario.

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