di Alessandro Volpi
Non volevo scrivere niente sulla buffonata, goffa e imbarazzante, del governo Meloni che salta al grido di “chi non salta comunista è”. Non volevo scriverne perché mi fa davvero troppa rabbia pensare ad una classe politica così squalificata, così ignorante e così becera. Ma poi non riesco a trattenermi e almeno un paio di considerazioni vorrei farle. Il Partito Comunista Italiano ha governato l’Italia, insieme agli altri partiti del Cln, dal giugno del 1944 al maggio del 1947, avendo un ruolo decisivo nella liberazione del nostro paese e nella costruzione di un nuovo Stato Repubblicano. Solo per ricordare uno dei ministri, oltre a Togliatti, vorrei citare il grande storico, Emilio Sereni, che fu ministro e sottosegretario ai Lavori pubblici. In quella fase, nell’ambito dei lavori della Costituente, i comunisti ebbero un ruolo decisivo nel recepimento dei Patti Lateranensi, votando a favore dell’art.7 per evitare che in Italia rinascesse la divisiva questione romana: Togliatti in tale occasione sostenne, con chiarezza, il principio della libertà religiosa. Sempre in quella fase, i comunisti ressero lo sforzo di unità nazionale di fronte alla pesantissima firma dei Trattati di pace. Quel Partito Comunista fu alla base, ancora nel 1944, con l’azione di Giuseppe Di Vittorio, della nascita della CGIL unitaria, con cattolici, socialisti e forze laiche. Quel Partito Comunista governò le grandi città italiane negli anni della loro profonda trasformazione: la Livorno di Furio Diaz, la Bologna di Zangheri, la Torino di Novelli, la Roma di Argan solo per citarne alcune. Quel Partito Comunista, con Enrico Berlinguer, immaginò la possibilità di porre fine allo scontro culturale e civile fra cattolici e comunisti e sognò di portare il suo partito a governare rendendolo la più grande forza democratica e popolare. Quel Partito ebbe un ruolo fondamentale nella maturazione di una cultura italiana, da Visconti, a Russo, da Petri a Badaloni, da Claudio Napoleoni a Natalia Ginzburg, da Fortini ad Elsa Morante, di nuovo solo per citare un brevissimo elenco. A quel Partito Comunista dette un’origine molto preziosa Antonio Gramsci, i cui Quaderni dal carcere sono una delle chiavi di lettura indispensabili per comprendere la nostra storia. Mi fermo qui perché mi accorgo che mi faccio prendere dalla disperazione di una memoria che il linguaggio “liberal”, ormai preda e patrimonio al contempo delle destre, ha provato a raccontare come la parte da rimuovere dei valori italiani. “Chi non salta comunista è” rappresenta la vergogna di una nazione che non riesce più a riconoscersi nelle proprie radici democratiche, accettando di sostituirle con gli slogan social di un gruppo di squallidi figuranti.
Alessandro Volpi è docente di Storia Contemporanea all’Università di Pisa e scrittore, il suo ultimo libro è “La guerra della finanza. Trump e la fine del capitalismo globale“ su cui lo scorso 27 settembre EccociToscana aveva pubblicato un articolo.
