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Antonio Petracchi, il poeta cazzeggiatore

Eccoci Toscana inizia una collaborazione di Antonio Petracchi di cui pubblichiamo una prima presentazione. nei prossimi giorni la prima poesia.

Antonio Petracchi

Di anni non ne ho tanti o tanti sono; per chi guarda al calendario, sono nato a Carmignano, un paesino agricolo sulle colline vicino a Firenze nel 1952.
Figlio di contadini, che scappati dalla terra alla metà degli anni 60, insieme a quelle quattro cose si sono portati dentro il loro senso di appartenenza alla terra, che senza sapere, hanno trasmesso ai loro figli.
Io sono uno dei loro quattro figli, ho inspirato i dogmi della cultura contadina insieme al puzzo delle fabbrica, l’odore della mortadella, il profumo del pane, i colori della luce del sole che taglia l’aria mentre devi chiuderti la porta alle spalle. Porto dentro quei colori e quei sapori che ancora segnano il mio vivere quotidiano.
Da sempre ho cercato di mettere sulla carta il mio sentire, anche se la grammatica e la punteggiatura l’ho appresa alle scuole serali, mentre al mattino lavoravo. Sono sempre stato qua e là, non sono mai stato dentro ad una casella, sono sempre stato un disadatto, ho trovato gratificazione nel fare con le mani.
Con il passare degli anni sono tornato a sentire con prepotenza il mio pensiero con la tendenza ad esplicitarlo cercando confronto e conforto con gli altri ben sapendo che è una opinione e non una certezza.

Se non è facile raccontarsi, ancor più difficile è spiegare le origini e le motivazioni del proprio pensiero “ poetico”.
Come avviene il processo di apprendimento, come si sviluppa il nostro pensiero, cosa determina oggi il nostro comportamento, non credo di essere in grado di spiegarlo perché non mi è chiaro.
Tutto ciò che facciamo lascia dentro di noi una traccia, un segno più o meno profondo, il corpo ci porta, la ragione decide, il sentimento ci conduce.
Le immagini che portiamo dentro, prese nell’infanzia, nell’adolescenza, da adulti, le scelte fatte e ancor più quelle non fatte, fanno parte del nostro bagaglio e sono la base su cui si costruisce il nostro oggi.

Come, perché, la parola si fa poesia.

Se domandate ad un pasticcere come ha fatto a fare un dolce così buono, vi potrà dire il nome degli ingredienti, la quantità, i tempi, poi se chiedete di dirvi altro, vi dirà che per farlo così buono ci vuole la mano, la passione, bisogna farlo con sentimento.
Quel pasticcere, sa che ai saperi e ai sapori per fare un buon dolce bisogna aggiungere qualcosa che non è nella materia.
Così la parola della poesia è portatrice di sentimento.
La tessitura della parola del poeta, con i suoi orditi e le sue trame sa suscitare l’invisibile, l’immaginabile contiene un flusso che fa vibrare i mitocondri delle cellule cerebrali, sa mettere in moto la percezione, accende la ricezione.
Racchiusa dentro il corpo c è la mente, lo spirito che sopra a tutto comanda e da loro si sviluppa, ma non è prigioniero di quel corpo.
Quando lo percepisci prendi ad ascoltarlo, cerchi le sue parti, lo cavalchi, lo segui, quell’ onda è piacere per la scoperta, per la condivisione, è amore.
Cercare questo abbraccio è un piacere che fa bene, condividerlo, ancor di più.
Il piacere dell’incontro, dell’essere con altri, di sentirsi parte di un insieme indefinito e indefinibile e più grande del piacere del possesso.

Non so dirti perché i salmoni tornano dove sono nati, come non so perché sono attratto da alcune cose e da altre no, né tantomeno so perché continuo a cercare.

Succede,
che le farfalle percorrano chilometri seguendo tracce invisibili.
Succede,
che il suono di una canzonetta accenda ricordi lontani.
Succede,
che un profumo insospettabile ai più ti faccia tornare d’un tratto a sentire il sapore delle sue labbra.
Succede e tu sai perché.

Fare un rubrica on Line di poesia è una scommessa nei confronti della razionalità, è una scommessa contro l’intelligenza artificiale, è uno spazio vuoto che si può riempire con la rappresentazione della parola